E Squinzi lancia il rinascimento industriale «Delocalizzazioni fallite, si torna in Italia»
A Bari l’assemblea generale di Federmeccanica. Il presidente di Confindustria: «Siamo per i contratti a tempo indeterminato»
14/06/2014

È in atto un’inversione di tendenza rispetto al passato quando le imprese tendevano a delocalizzare la produzione fuori dei confini nazionali. Oggi quella corsa sembra finita, non solo: gli imprenditori si sono accorti che è un’opzione meno conveniente. «Si punta  a riportare le fabbriche in Italia e molti l’hanno già fatto senza clamore», è questa la novità rivelata nel Teatro Petruzzelli di Bari dal presidente nazionale di Confindustria Giorgio Squinzi agli imprenditori di Federmeccanica che quest’anno ha scelto il capoluogo pugliese per la sua Assemblea generale.
«I paesi più avanzati - ha aggiunto  Squinzi - hanno compreso che, senza manifattura, non c'è crescita, non ci sono servizi avanzati connessi, le competenze non vengono valorizzate. La vecchia filosofia degli headquarters (quartier generale) in casa e della fabbrica fuori, dove i costi sono bassi, è tramontata. Si parla di reshoring, di rinascimento industriale: più semplicemente i nostri concorrenti si sono rimessi a fare politiche industriali. Ma anche in Italia l'industria è viva. Siamo sempre uno dei principali Paesi industriali del globo». E le imprese, secondo Squinzi, sono state le prime ad aver fatto in questi anni la «spending review», ma quella vera – ha precisato -. Hanno tagliato tutto il tagliabile e l'hanno spostato sugli investimenti e la promozione commerciale.
Ma ora, dopo questo sforzo delle imprese, occorre risolvere il problema della contrattazione di secondo livello, sempre con l’obiettivo di creare un reale vantaggio alle aziende e ai lavoratori «la dinamica delle retribuzioni deve essere coerente con gli andamenti dell'economia e soprattutto, legata alle dinamiche delle produttività». Va ricercato il legame virtuoso tra retribuzioni e produttività, anche al di fuori della contrattazione. «Credo che sia giunto il momento di riconoscere un beneficio contributivo e fiscale al salario di produttività anche se questo non origina dalla negoziazione ma è frutto di una scelta unilaterale del datore di lavoro» - ha aggiunto.
Non è vero che le aziende sono contrarie ai contratti a tempo indeterminato – ha precisato il presidente di Confindustria –. «Sappiamo che non sarà la legge a creare occupazione. Il Governo ha dato prova di rapidità e coraggio. Ora occorre che il Parlamento confermi questa scelta, dando credito alla volontà riformista contenuta nella legge delega. Gli interventi sui contratti a termine, la legge delega di riforma del mercato del lavoro sono segnali importanti verso un mercato regolato in maniera più moderna. Il prossimo passo dovrebbe essere quello di rendere più conveniente il contratto a tempo indeterminato. Le aziende tendono sempre più a scegliere forme contrattuali che privilegiano la flessibilità rispetto al contratto a tempo indeterminato, percepito come troppo rigido e costoso. La CGIL, in particolare, contesta la riforma sui contratti a termine e chiede di tornare indietro alle causali. Sarebbe un errore fatale che ci allontanerebbe ancora di più dall’Europa e dai nostri competitor. I contratti a termine costituiscono comunque una seconda scelta che risolve i problemi delle fluttuazioni di mercati nell’immediato ma alle imprese serve un rapporto di lungo termine con i lavoratori».
Il presidente nazionale di Federmeccanica, Fabio Storchi, che è stato introdotto dal presidente di Confindustria Bari, Michele Vinci che ha aperto i lavori insieme al sindaco di Bari Michele Emiliano, ha sottolineato di aver scelto Bari «in modo non casuale, ma perché rappresenta la cerniera ideale tra l’industria manifatturiera del Nord e quella del Mezzogiorno, con il suo distretto Bari-Modugno che è uno tra i maggiori poli industriali dell’intera dorsale adriatica e, dunque, del Paese. Valorizzare questo patrimonio di saperi e produzioni, insieme a quello di tutta l’industria metalmeccanica, è il nostro precipuo compito, e per farlo stiamo mettendo in campo diversi strumenti, dal protocollo firmato con il Ministero dell’Istruzione perché le imprese e l’Italia hanno bisogno di risorse umane di valore, al Manifesto delle Relazioni Industriali, che guiderà la nostra azione e il confronto con le organizzazioni sindacali e con i lavoratori, fino al Laboratorio di Sistema, in collaborazione con Confindustria, per conoscere, e diffondere, le esperienze aziendali di successo. Un’idea chiave accomuna questi tre grandi progetti, la centralità della persona. Proprio la persona – non più la macchina, il capitale o l’organizzazione – si avvia, infatti, a diventare il vero baricentro dell’impresa, che compete nel mercato globale fondato sulla conoscenza».

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La Gazzetta del Mezzogiorno – 14.6.2014

Felice de Sanctis
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