Il gioco delle tre carte
15/11/1997 11.57.00
Siamo alla crisi. Una crisi inspiegabile, una crisi forse inutile a pochi mesi dalle elezioni, una crisi annunciata quando i consiglieri dell’Upr avevano già cominciato, alcune settimane fa, a mostrare i segni di un malcontento generalizzato e, apparentemente, non definito. Una crisi condotta - come è stato rilevato anche da molti esponenti delle forze di opposizione - in modo poco corretto dall’Upr, che ha deciso di trasferire i contrasti interni, dal “tavolo” delle trattative per la costituzione del centro-sinistra all’aula del consiglio comunale. Non riusciamo ancora a capire i motivi di questa scelta, al di là della ricerca di una risonanza maggiore, che, comunque, alla fine potrebbe rivelarsi un boomerang. Basti pensare alla posizione assunta da Salierno che ha criticato l’assessore Cives, perché non avrebbe reso possibile l’uso del palazzetto dello sport e non adeguato le strutture della stessa palestra alle necessità della società di basket, di cui lui è presidente. Abbiamo sempre criticato l’abitudine dei politici a ricoprire incarichi sportivi: se non è conflitto di interessi, la carica, potrebbe diventare motivo di pressione sull’amministrazione comunale per agevolare la propria società rispetto alle altre. Può essere questo un motivo sufficiente per una crisi? Se è ammissibile che si possa mettere in discussione un’amministrazione a causa dei ritardi nella gestione dei lavori pubblici, verificati stranamente tutti d’un colpo all’ultimo istante, è quantomeno sconcertante che in certe gravi decisioni possano pesare anche, se non soprattutto, interessi “sportivi”. Giustamente nell’ultimo consiglio comunale il sen. Azzollini e l’ing. Rocco Altomare avevano criticato l’Upr per voler scaricare sul consiglio i contrasti interni al costituendo Ulivo. Del resto non riusciamo a capire l’iniziativa dell’Upr: ci sembra più il gioco delle tre carte (questo vince, questo perde, Tommaso vince, Guglielmo perde) che una vera iniziativa politica. In sostanza, sembra che tutto si sia giocato sul rifiuto di accettare la ricandidatura dell’attuale sindaco Guglielmo Minervini, alla quale il leader dell’Upr, Visaggio, non fa mistero di preferire Tommaso Minervini (foto), assessore al Patrimonio, dimissionario. Ci chiediamo: è possibile ricondurre tutto il gioco politico ad un dibattito su Guglielmo si, Guglielmo no? Qualcuno ha forse dimenticato che dovremo votare per le amministrative e non per un referendum? E poi, non era stato lo stesso Visaggio, in un’intervista a Quindici a dire che il suo candidato sindaco era solo Guglielmo? E non era stato, forse, Salierno a diffondere per iscritto un atto di fedeltà al lo stesso sindaco, con l’invito ad andare avanti (ricordate alcune frasi della lettera che pubblicammo integralmente “a futura memoria”?: “Caro Guglielmo, se sono arrivati a questo punto, allora vuol dir e che hai raggiunto il tuo obiettivo, quello cioè di liberare la città dalla Piovra maligna..., stanno mischiando la seta con la lana... vai avanti per la tua strada, guidaci perché tutti saremo sempre con te... sei e rimani la persona più Onesta e Cristallina che abbia mai conosciuto nella mia vita...”)? E il ruolo di Tommaso Minervini? Prima dichiara che non è candidato alla carica sindaco, poi si dimette con un colpo di scena in consiglio comunale, lasciando la maggioranza ancora più nei guai, proprio alla vigilia della presentazione del bilancio, che lui stesso ha contribuito a realizzare. La gente a questo punto non capisce più nulla. Ha ragione il consigliere Casamassima che in consiglio chiede di fare chiarezza, perché la confusione è totale. Cosa c’è dietro tutto questo bailamme? Vendette personali? Qualche interesse? Desiderio di ritorno al passato? Semplice ripicca? Quali che siano i motivi, sarebbe opportuno fare chiarezza, nell’interesse della città. Una crisi solo perché il “Percorso” (che ha smentito) avrebbe parlato di incompatibilità futura con l’Upr? Troppo poco per chiedere la testa del sindaco. E poi cosa c’entra il sindaco col “tavolo” del centrosinistra? “È lui il leader del Percorso”, dice Visaggio che vuol far pagare il prezzo dell’ “offesa subita” a Minervini. Se così fosse, siamo ai dispettucci infantili. Oppure c’è stato il rifiuto di soddisfare qualche richiesta di troppo, come dice l’assessore Cives? Due ora sarebbero gli scenari possibili? Le dimissioni del sindaco, sollecitate dall'opposizione e dalla stessa Upr, per sostituire Guglielmo con Tommaso, non sono più possibili perché Tommaso ha spiazzato pure loro, dimettendosi (ma, in pratica candidandosi a sindaco alternativo alle prossime elezioni). Perciò forse ora Visaggio & C. cambieranno ancora una volta tattica, puntando dalla richiesta di dimissioni al tentativo di scioglimento del consiglio. Per fare questo servono le dimissioni di almeno 16 consiglieri comunali. Ma non ci sono. Ecco perché si punta ad approfittare delle dimissioni, per motivi personali (è stato quasi sempre assente), del consigliere di maggioranza De Gennaro, la cui surroga col primo dei non eletti, Domenico Pasculli, non sarebbe possibile prima del prossimo consiglio comunale. Ma nell’opposizione non tutti (ad esempio Mancini del PPI) sono d’accordo a lasciare prima e favorire la venuta del commissario. E poi c’è Caputi che sembra in dissenso con l’Upr. In questa situazione il sindaco potrebbe continuare ad andare avanti in minoranza cercando volta per volta i voti in consiglio comunale sui singoli provvedimenti. Ammenocchè anche le altre forze politiche che ancora lo sostengono non gli consiglino di dimettersi. Terzium non datur. Ma sarebbe una crisi contro la città e la gente non capirebbe. Quindici - 15.11.1997
Felice de Sanctis
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