Corsa all’oro
Il fenomeno della Borsa
29/10/1999 3.39.00
Alla Borsa! Alla Borsa! Non è l’ordine di assalto di nuovi rivoluzionari alla Bastiglia della Finanza, è solo il grido che riecheggia fra i risparmiatori italiani da qualche tempo. Sembra iniziata una nuova corsa all’oro. Come si spiega questo fenomeno? Quello che è avvenuto mercoledì all’esordio delle Tiscali ha dell’incredibile: un vero assalto alle banche per acquistare le azioni del provider di Internet. Quanti di quei risparmiatori che si sono affannati a comprare, sanno in realtà cosa sia un provider? Pochi. Ma il tam tam del titolo che può far moltiplicare i risparmi, funziona alla grande. Tra gli sprovveduti del cosiddetto «parco buoi» ci sono però i giovani, grandi navigatori di Internet, i quali, però, conoscono bene quel nome «Tiscali», che ha permesso loro di avere l’accesso gratis alla «rete delle reti». E così, spinti dall’entusiasmo, hanno comprato le azioni del provider. E Tiscali ha fatto da trascinamento, almeno per loro, all’altro titolo «superstar» di questi giorni: Enel. «Evviva!», e hanno comprato anche quelle. Quasi sempre con i soldi di papà. Come cambia il mondo. Prima i giovani compravano il motorino, ultimo grido. Oggi comprano le azioni con la speranza, forse, di comprarsene due di motorini. Chissà, sarà moda, voglia di esserci, desiderio (o illusione) di arricchirsi in fretta, ma è anche il segno che esiste in giro molta liquidità. I soldi ci sono e tanti. Li hanno anche le casalinghe. E gli anziani, dove li mettiamo? Sembra di assistere al fenomeno di alcuni anni addietro quando la Borsa sembrava il nuovo Eldorado degli italiani tutti a cercare l’oro. Poi il crollo del 1987 provocò il fuggi fuggi generale. Ma gli italiani hanno la memoria corta: basti pensare a quello che avviene con «Mani pulite». In realtà, il fenomeno del ritorno dell’«amore» per la Borsa non è altro che uno specchio dell’Italia di oggi, inquieta, in fase di transizione non ancora compiuta, insicura alla vigilia del nuovo millennio ma che, inspiegabilmente si butta in quanto di più insicuro esiste, la Borsa. Manca il lavoro e i giovani giocano in Borsa. Ma la finanza è un gioco a rischio. Nei panni degli operatori di Borsa non saremmo così felici di questo nuovo boom: le masse sono imprevedibili e quando si mettono a giocare con i soldi può essere pericoloso. Se i «buoi» si spaventano, rompono i recinti e scappano via in modo rovinoso. Se si forma la famosa bolla speculativa, gonfiata dall’euforia del momento che porta a sopravvalutare i titoli, cosa succede se un imprevedibile ago fora l’involucro e lo fa scoppiare? Ben venga l’amore per la Borsa: è il segno di un Paese che cresce, ma la crescita deve essere razionale, con investimenti mirati sul valore effettivo delle aziende, sulla loro possibilità di sviluppo, su prevedibili utili. E invece non si gioca più con i numeri, ma con gli umori dei risparmiatori. Gli eccessi sono sempre pericolosi. Per tutti. La Gazzetta del Mezzogiorno 1ª pag. 29.10.1999
Felice de Sanctis
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