Assicurazioni, è già devolution
30/12/2002 21.51.00
È una spirale perversa che si autoalimenta senza che i consumatori possano difendersi in alcun modo. Ora 1’Istat ha perso ancora una volta l’occasione per calmierare un po’, il mercato, inserendo una voce essenziale dei consumi nel nuovo paniere dei prodotti per il calcolo dell’inflazione. È la Rc auto, la «tassa sugli onesti», come la definimmo qualche tempo fa, perché penalizza chi non fa incidenti e soprattutto i giovani, e che resta con tutto il suo peso sul bilancio degli italiani, senza che nessuno sia riuscito finora a mettere sotto controllo una fra le tariffe più inique e odiose del nostro Paese. Basti pensare che tra gli aumenti previsti dalle associazioni dei consumatori per il prossimo anno è quello più elevato, +100 euro, lasciando a grande distanza le banche (+52%), le autostrade (+36%), i treni (+35%). In meno di 10 anni i premi delle assicurazioni Rc-auto sono aumentati del 162%, una cifra enorme. Malgrado le proteste dei consumatori e le promesse del governo di intervenire per riordinare tutta la materia, le compagnie di assicurazione continuano a fare il bello e il cattivo tempo. Hanno rimediato anche una multa di 700 miliardi delle vecchie lire dell’Antitrust, ma con i progressivi aumenti, ridotti ma costanti, sorta di mitridatizzazione del «veleno» dei rincari, stanno scaricando sul consumatore anche questa sanzione. Tutta colpa dell’oligopolio che vige in un settore nel quale non c’è concorrenza, anzi è applicato il vecchio adagio: «cane non mangia cane». È di ieri la notizia dell’ultima fusione in questo settore tra la Sai di Ligresti e la Fondiaria che crea il terzo polo assicurativo dopo Generali e Ras. Come mai nel nuovo paniere l’Istat ha inserito perfino il lettore Dvd, che certamente non è ancora un bene di largo consumo, ma non l’Rc-auto? Continuare a sostenere che questa voce valga lo 0,50-0,60%, quando in realtà pesa per ben 5-6 punti percentuali, significa rilevare un dato non reale. Ad aggravare la situazione ci si mette il solito divario Nord-Sud, del quale si preferisce non parlare, soprattutto quando si vuol portare avanti una devolution, destinata a trasformare quel divario in una vera e propria frattura a danno del Mezzogiorno. Infatti, mentre al Nord c’è la possibilità di rimediare un risparmio tra 50 e 100 euro, il Sud non può beneficiare di questo sconto. Della cosa non si sono ancora rese conto le stesse associazioni dei consumatori che invitano a fare lo shopping in Internet o approfittare delle polizze telefoniche, che permettono di usufruire di questi sconti vantaggiosi. Ma questo vale solo per il Nord, dal Centro in giù nessuna compagnia accetta assicurati, che vengono respinti quasi come «appestati» o insolventi cronici, come se tutti i cittadini meridionali fossero potenziali «sinistrati» o «truffatori». Provate a chiamare qualcuno dei numeri verdi delle varie Genertel, Royal, Zuritel e così via, vedrete che appena dichiarate di essere residenti da Roma in giù, rifiutano ogni informazione. C’è perfino qualche compagnia che non accetta la telefonata proveniente dal Sud. E vero che si tratta di società private che possono liberamente gestire le proprie tariffe come credono, ma in realtà non si tratta di reale concorrenza in un mercato tradizionale, perché il cittadino è costretto per legge ad «acquistare» un bene (la polizza). Non vorremmo che la «tassa sugli onesti» diventasse anche la «tassa sui meridionali» per la gioia di Bossi e compagni. La Gazzetta del Mezzogiorno 1 ª pag. 30.12.2002
Felice de Sanctis
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