Vittoria amara
20/04/1996 7.37.00
Analizzare il voto è sempre difficile. Per fare una valutazione completa occorrerebbe tener conto di tutti i fattori che hanno portato ad un determinato risultato, delle forze sociali che l’hanno determinato, degli interessi economici che l’hanno influenzato, dei contributi finanziari che lo hanno favorito, delle promesse che l’hanno spinto, ma soprattutto delle attese e delle speranze che ha determinato. In questo numero di “Quindici giorni” abbiamo fatto un tentativo di capire i motivi di questo risultato elettorale, che ha premiato solo a metà gli sforzi fatti dalla coalizione dell’Ulivo. Nelle altre pagine ci sono analisi e valutazioni anche dei candidati. Qui vogliamo soffermarci su alcune considerazioni relative alla volubilità e all’opportunismo di una parte dell’elettorato molfettese, che poi determina il risultato finale. Intanto occorre dire che non si può parlare di una vera e propria sconfitta dell’Ulivo, ma di una vittoria a metà. E’ una vittoria perché gli elettori molfettesi hanno contribuito al successo nazionale della coalizione di centro sinistra, portando in Parlamento un proprio senatore, Giuseppe Ayala (foto), bilanciando così la situazione precedente che vedeva (tranne gli ultimi due mesi in cui Mimmo Favuzzi è subentrato allo scomparso Laforgia) solo una rappresentanza di destra. Ayala, tra l’altro, ha superato nettamente Azzollini nel collegio 3 (Molfetta, Bisceglie, Corato, Giovinazzo, Ruvo, Terlizzi). Quest’ultimo è riuscito ad essere eletto solo grazie ai resti e alla quota proporzionale. Insomma, per il rotto della cuffia. Ma a Molfetta il candidato di “Forza Italia” ha battuto l’avversario del centro sinistra. E la destra è riuscita ad eleggere anche un deputato, il biscegliese Francesco Amoruso, mentre non ce l’ha fatta Claudio Fava dell’Ulivo. Certamente il fatto di aver schierato un candidato molfettese ha contribuito al successo di “Forza Italia”, come era avvenuto in passato con l’elezione di De Cosmo e Finocchiaro, che avevano puntato anch’essi su questo fattore. All’epoca i molfettesi (anche se non tutti) arrivarono a votare in modo diverso: Dc alla Camera e Psi al Senato, per agevolare i candidati locali. E’ probabile che ancora una volta i cosiddetti “poteri forti” abbiano scelto il candidato locale, sperando così di tutelare meglio i propri interessi. Ma è indiscutibile che si sono riaggregati i gruppi dispersi del pentapartito e gli esponenti della prima Repubblica dell’ex Dc e dell’ex Psi, per sostenere Azzollini. E’ legittimo, però, anche il dubbio che una parte dei gruppi politici dell’Ulivo (e forse della maggioranza) possa aver favorito Azzollini, magari con la semplice “desistenza”, non fornendo indicazioni precise ai piccoli gruppi di elettori che essi controllano. Non è da escludere un’immancabile fetta di voti di protesta nei confronti dell’amministrazione comunale, i cui progetti a lungo termine non sono di immediata visibilità. Insomma, non è mancata la solita qualunquistica opinione del “piove, governo ladro”. Un altro elemento da considerare è quello economico-finanziario: sono state spese decine di milioni per sostenere il candidato di “Forza Italia”, il quale, però, a fronte di tutti questi fattori, non ha trascinato più di tanto gli elettori. La novità, forse, rispetto al passato, è che Molfetta ha premiato il trasformismo politico del candidato Azzollini. Non era mai accaduto: in passato i trasformisti, soprattutto quelli che si trasferivano da un estremo all’altro, sono stati sempre bocciati. Questa volta è probabile che la situazione di crisi, soprattutto occupazionale, abbia giocato un ruolo determinante. Le attese di un posto di lavoro, potrebbero aver favorito Azzollini, sul quale, forse, molti puntano per eventuali quanto improbabili raccomandazioni, in una vecchia logica, superata e non più praticabile, ma dura a morire. Del resto la collocazione all’opposizione del Polo per le Libertà, esclude dal governo la coalizione di centro destra e riduce notevolmente il ruolo del suo senatore, destinato a fare il peones. Forse solo qualche servile sostenitore potrà realizzare il suo sogno: diventare portaborse e guadagnarsi così uno stipendio vero. Insomma, vittoria a parte, il Polo ha di che interrogarsi a Molfetta. Ma anche l’Ulivo ha di fronte a sé la necessità di riflettere sul risultato elettorale, cercando di capire quali sono stati i possibili errori e soprattutto fare chiarezza sulla coalizione. Occorre capire chi sta veramente con l’Ulivo perché crede in un progetto politico comune e chi, invece, punta ad altri interessi ed è solo formalmente alleato. Certo, le barriere ideologiche sono cadute, ma i valori no. In nome dei valori occorre rimettere insieme tutti coloro che vogliono realmente una società diversa, dove prevalgono gli interessi collettivi su quelli individuali. Occorre lavorare insieme, senza tornaconti, per bloccare le manovre di “restaurazione” delle vecchie forze politiche, che vogliono riportare indietro l’orologio della storia. Questo non possiamo permetterlo. E’ una scelta di democrazia e libertà. Riannodiamo i fazzoletti. Quindici 20.4.1996
Felice de Sanctis - QUINDICI
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