Quindici cambia pelle
15/09/1996 7.14.00
Quindici da questo numero “cambia pelle”, da quindicinale diventa mensile e sarà in edicola il 15 di ogni mese. Una scelta motivata innanzitutto dai consensi ricevuti e dal successo del giornale (gli ultimi due numeri sono andati quasi esauriti in molte edicole: abbiamo dovuto rifornirle ulteriormente). Di qui l’esigenza di offrire un servizio ancora più qualificato ai Lettori: avremo più tempo per approfondire gli argomenti (anche perché in 15 giorni nella nostra città non accadono grandi cose da raccontare), eviteremo così l’assillo della scadenza quasi settimanale, che ci ha costretto molte volte a ritardi che hanno reso incerta anche la data di uscita in edicola. Del resto redattori e collaboratori del giornale, tutti professionisti impegnati nella loro principale attività lavorativa (oltre che in politica, nel volontariato, nelle iniziative culturali ecc.), erano costretti a rincorrere il poco tempo libero a disposizione, per realizzare servizi e inchieste che non possono essere fatti a tavolino, ma richiedono alcuni giorni per fissare appuntamenti con amministratori, operatori economici, cittadini, per le ricerche di dati e informazioni, insomma per tutta l’attività di documentazione necessaria a fornire un reale e completo servizio giornalistico. Di questa completezza e qualità i nostri Lettori ci hanno dato atto più volte e li ringraziamo. Ma continuare dopo un anno e mezzo con tale ritmo era davvero impossibile. Anche perché fare un giornale non richiede solo la scrittura degli articoli, ma anche la titolazione degli stessi, la correzione delle bozze, la realizzazione e la stampa delle foto, l’impaginazione in tipografia, la confezione delle copie destinate alle edicole (con relative bolle e documentazione delle rese), l’etichettatura per la spedizione postale, la distribuzione e così via. Insomma, una vera impresa editoriale, che richiederebbe la presenza di personale a tempo pieno o di pensionati liberi da altri impegni. Un “lusso” che un giornale basato sul volontariato e quindi senza fini di lucro, non può permettersi. Di qui la scelta di offrire un servizio migliore ai Lettori, attraverso una pubblicazione mensile, con un maggiore numero di pagine, affrontando sì costi maggiori, ma aumentando le inserzioni pubblicitarie (delle quali non ci eravamo preoccupati in passato grazie alle vendite in edicola e ai numerosissimi abbonati, che ringraziamo ancora per la collaborazione. Oggi “Quindici” si presenta con un ritocco grafico in copertina e all’interno, più corposo come foliazione, più ricco di notizie, di collaborazioni, ancora più aperto e disponibile al servizio della città e al confronto con la realtà locale. Un ringraziamento particolare va rivolto, perciò, agli inserzionisti, i quali hanno compreso i nostri sforzi e il ruolo fondamentale dell’informazione per la crescita di una comunità, anche al di là del proprio pur importante e legittimo interesse commerciale. Del resto la pubblicità, “anima del commercio”, è anche e soprattutto informazione sulle novità, sui prodotti, sulle offerte utili ai consumatori e quindi investimento per il futuro. Tutto serve a rimettere in moto un’economia statica, che avrebbe bisogno di un’energica scossa salutare per rilanciare consumi e investimenti. Pur raddoppiando il numero delle pagine abbiamo deciso, con qualche sacrificio, di lasciare ancora inalterato il prezzo. Forse saremo costretti a ritoccarlo fra qualche numero per far fronte all’aumento dei costi della carta e della spedizione. Non abbiamo modificato il nome della testata, ormai conosciuta e apprezzata anche fuori Molfetta, ci siamo limitati a chiamarla “Quindici” (come del resto per motivi di praticità già facevamo da tempo), anche perché sarà in edicola il 15 di ogni mese. Come articolo principale di questo numero abbiamo puntato al turismo, un’occasione di sviluppo e lavoro per la città, ma che ha scatenato una guerra fra i commercianti sulla chiusura del sabato (ma non sarebbe meglio una deregulation, oggi che si parla sempre più spesso di libero mercato e di concorrenza?). In copertina abbiamo messo la banchina San Domenico con la veduta delle palme piantate recentemente e che hanno già scatenato furiosi dibattiti fra favorevoli e contrari. Si parla inoltre della possibile riapertura del Pulo (foto) e - come annunciato nelle locandine affisse nelle edicole una settimana fa - del “commissariamento” della Pro Loco, ridotta a vegetare, forse anche per colpa di tentativi di strumentalizzazioni politiche e di gestioni approssimate, povere di idee e di nuove iniziative. Una notizia destinata, immancabilmente, a suscitare polemiche. Infine la politica, con i suoi “giochi” sempre più incomprensibili, con l’ipotesi di allargamento della maggioranza ai partiti dell’Ulivo, che ci auguriamo che si risolva presto nell’interesse della città, che ha bisogno di certezze per andare avanti. Se ci sono ambizioni assessorili, pur legittime, da parte di qualcuno, che vengano allo scoperto, senza continuare nella telenovela di riunioni, incontri, discussioni su possibili programmi. La gente non capisce: sembra di essere tornati indietro, alla cosiddetta prima Repubblica. Sindaco, torniamo a ripeterlo, serve più coraggio. Lei è stato eletto dalla città, sulla base di un programma di governo, che può essere modificato, corretto, adattato alle esigenze, ma non stravolto. Chi vuole aggregarsi deve accettare quel programma e quelle linee. Chi ha sostenuto questo sindaco e questo programma non può cambiare idea ogni giorno, entrando e uscendo da una maggioranza, come da un supermercato. Ci vuole coerenza. Poi, alla scadenza del mandato, gli elettori premieranno o puniranno gli amministratori. Altrimenti non si governa ed è la paralisi. Sindaco, lei deve tenere in giusta considerazione i partiti, ossatura della democrazia, ma non dimenticare di essere stato eletto dai cittadini: se ci sono ostacoli che impediscono il cammino, esca allo scoperto e li denunci pubblicamente. Questo vuol dire trasparenza.
Felice de Sanctis - QUINDICI
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