Grandi manovre
27/11/1995 7.02.00
Sono cominciate le grandi manovre: partitini che si aggregano, movimenti che si scompongono, gruppi politici che nascono, alleanze che muoiono, altre che risorgono. Tutto in un caleidoscopio multicolore (e ..."multietnico") da far impazzire anche il più esperto alchimista. Anche i più "navigati" della politica rinunciano a capire. Percorso, Riformisti, Progressisti, Forza Italia, Alleanza nazionale, Circolo Nenni, Gruppo indipendente, Alternativa per Molfetta, Il confronto, Movimento cattolico popolare, Patto dei democratici, Pds, Rifondazione comunista, Patto Segni, Patto per Molfetta, Liberaldemocratici, Popolari, Ccd, Cdu, Unione popolare riformista, Laburisti, Si, Alleanza democratica, Città futura, Vivicittà, Ambiente Club, Matteo d'Ingeo. Tra vivi e morti, singoli e aggregati, passati, presenti e futuri, ne abbiamo contati 27 (scusate se abbiamo dimenticato qualcuno o qualcosa), con una considerazione perfino banale, da uomo della strada: ma allora, se i consiglieri comunali sono 30, ognuno rappresenta un partito, un gruppo, un movimento (di qui l'idea di regalare ai nostri Lettori, allegato a questo numero di Quindici, un poster con una mappa delle travagliate mutazioni partitiche dei nostri politici), un "punto" nella geografia politica locale. Oppure rappresenta solo se stesso, come chi, dopo un glorioso passato di portaborse all'ombra di discutibili personaggi, tenta ogni tanto, millantando credito, di distinguersi abbaiando anche alla luna, minacciando scissioni e ancora oggi cercando una collocazione tra le posizioni nazionali e quelle locali, dimenticando che rappresenta, forse, poco meno di 200 voti: la sua famiglia e dintorni. Potenza del maggioritario! Anzi, disastro del maggioritario, dovremmo dire. Invece di ridurre i partiti, questo sistema li ha moltiplicati, centuplicando pretese e ricatti, alla faccia della governabilità. Se continua così ci faranno rimpiangere il sistema proporzionale, dove i voti si compravano vergognosamente, ma almeno chi era eletto poteva vantarsi di rappresentare, a torto o a ragione, un migliaio di persone. Ora, invece, con questi voti si rappresenta il condominio e si ha pure la pretesa di alzare la voce e... il prezzo. Le vecchie logiche sono dure a morire. Se ad esse aggiungiamo la naturale e "storica" tendenza molfettese all'individualismo e alla divisione, si può comprendere, almeno in parte, il quadro politico locale. Con buona pace della coerenza, merce sempre più rara in una città che non ha memoria storica e che vede scadere sempre più il livello del dibattito e del tono culturale, permettendo che la nullità riesca ad emergere, illudendosi di essere qualcosa. Dove punta tutta questa gente? Cosa provoca questo continuo fermento? La scadenza elettorale politica sempre più vicina o l'approvazione del piano regolatore? La voglia di portare all'incasso eventuali cambiali ricevute per entrare o sostenere una maggioranza? A noi sembrano giochi da prima Repubblica. Giochi di inaccettabili ricatti: tu dai una licenza a me, e io dò un voto a te. Non ci si può nascondere dietro ipocrite formule che richiamano l'orgoglio delle rispettive appartenenze politiche (paura del nuovo? nostalgia del vecchio?). Abbiamo il sospetto che qualcuno abbia solo voglia di sedersi a tavola, dimenticando che ora ci sono altri commensali e soprattutto delle regole che dicono che "a mangiare" devono essere altri: tutti i cittadini. La rivoluzione, forse ancora incompiuta in questa città, vuol dire anche questo: cittadini protagonisti a pieno titolo della vita amministrativa. Si parla di voler dare maggiore forza al consiglio comunale. Come? Con continue frantumazioni di gruppi politici? La corsa all'ombra dell'ulivo ha fatto dimenticare, agli aspiranti prodiani, le caratteristiche di questa pianta: forte, con radici ben piantate nel terreno, secolare come i valori e le idee di chi ha fatto una scelta di vita e non semplicemente di appartenenza, di schieramento o, peggio, di interessi. La confusione è grande sotto il cielo. Non ci fa paura lo stormir di fronde, ma il silenzio dei giusti e degli onesti. Quindici - 27.11.1995
Felice de Sanctis - QUINDICI
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