Il porto delle nebbie
20/09/1995 15.08.00
Sul porto di Molfetta sono stati fatti progetti, scritti fiumi di parole, combattute battaglie anche a colpi di manifesti, organizzati decine di convegni, affrontate battaglie nei tribunali fra le due ditte in gara, lanciati numerosi appelli perché non andassero perduti gli ormai famosi 25 miliardi per la diga, primo passo per il piano regolatore del porto. Così, almeno, si diceva. Ora, invece, il colpo di scena: la diga non c'entra nulla col piano, servirà solo a riparare i pescherecci dai venti di nord-est e, se tutto va bene, si potrà pensare, in un eventuale futuro, di banchinarla per trasformarla in quel famoso molo commerciale, che dovrebbe dirottare i grandi traffici verso Molfetta. E l'illusione continua. In molti abbiamo creduto a questa possibilità, forse perché animati dal desiderio di veder crescere questa città, anche e soprattutto sul piano occupazionale. Poi, cominciando ad andare più a fondo in questo progetto abbiamo scoperto che servirà a ben poco e che occorrerà una dote di ottimismo notevole per sperare (in quanti decenni?) di veder completata l'opera del porto. Nel frattempo, analizzando l'impatto economico di quest'opera, si scopre che potrebbe rivelarsi un'ennesima illusione: una grande scatola vuota Sul porto cercheremo di andare più a fondo anche nei prossimi numeri di Quindici perché tutta la vicenda nasconde troppi misteri, molte nebbie avvolgono una storia che è ancora tutta da scrivere e sulla quale, pur fra i fiumi di parole che si sono riversati sulla città, ci sono tanti silenzi: anche qualche tecnico interessato rifiuta di parlare. Lo stesso Lillino Di Gioia, che ha contribuito in modo determinante al progetto, nella sua intervista qui a fianco, dice che è stato trovato un escamotage per fare l'operazione della diga, senza specificare che quest'opera era un primo passo per realizzare il porto mercantile. Insomma l'obiettivo principale era quello di ottenere i 25 miliardi, poi ... "Dio provvede". Una logica sconcertante, da prima Repubblica, quando ci si preoccupava di far arrivare soldi per raccogliere consensi, anche se poi le opere realizzate con quei finanziamenti, si rivelavano inutili, perché non supportate da alcuna seria analisi di mercato, né da approfondite valutazioni economiche. Il discorso non vale solo per Molfetta. È la politica dei porti che fa acqua da tutte le parti. Bari, Barletta e Molfetta che cercano di rubarsi traffico a vicenda, non rappresentano un utilizzo ottimale delle risorse. Alla fine si rischia di lavorare sugli avanzi. C'è l'ipotesi dell'Est europeo. E se alla via mare fosse preferito il trasporto su gomma, che ne sarebbe dei porti? Resterebbero immobili nel tempo con le loro gru arrugginite, una specie di Jurrassik park, monumento agli errori e alle presunzioni dell'uomo. E non si venga a parlare di sviluppo industriale, collegamenti con la zona Asi, ancora inesistente: tutto da verificare, tutto molto improbabile, sia perché la maggior parte delle merci viaggia via gomma, sia perché basta considerare ciò che è avvenuto per la zona artigianale, ancora quasi deserta dopo oltre 20 anni. Dobbiamo aspettarne altri 20 per avere improbabili posti di lavoro? Sono queste le risposte che attendiamo: chi come noi si occupa di economia, non può accontentarsi delle parole, vuole i fatti e valide analisi di mercato. E poi vorremmo capire di più, come contribuenti, sulla destinazione dei fondi pubblici. Troppe nebbie coprono ancora il porto. Quindici - 20.9.1995
Felice de Sanctis - QUINDICI
Copyright© 2006 Felicedesanctis.it .Tutti i diritti riservati. Powered By Pc Planet