Il peccato originale del Partito Democratico
Il “bambino” nasce con un “peccato originale” che solo con un provvidenziale “battesimo” politico e un programma concreto e fattibile, potrà essere cancellato
15/11/2007 17.51.00
La novità nel panorama politico nazionale e locale è senza dubbio la nascita del Partito Democratico, con la decisione di sciogliere la “Margherita” e i “Democratici di sinistra”. Come tutte le novità, anche questa, è stata accolta con molto interesse dai cittadini, che lo hanno dimostrato partecipando in massa alle Primarie per l’elezione della costituente del nuovo soggetto politico (a Molfetta il 14 ottobre sono stati ben 2.000 coloro che si sono messi pazientemente in coda per esprimere il loro voto). La scelta di liste bloccate, senza possibilità di esprimere preferenze, sul modello dell’ultima legge elettorale berlusconiana, definita da loro stessi una “porcata”, è stato l’aspetto più negativo di questo parto e si spiega soltanto col fatto di dover salvare la nomenclatura di entrambi i partiti e di inserire nel nuovo soggetti affidabili, per evitare rischi. Il “bambino” nasce, perciò, con un “peccato originale” che con un provvidenziale “battesimo” politico potrà essere cancellato. Un “battesimo” che già il segretario nazionale Veltroni ha detto di voler attuare, con metodi nuovi per fare non un nuovo partito, ma un “partito nuovo”, soprattutto per arginare l’ondata antipolitica che attraversa la società italiana. Noi, pur fortemente critici sul metodo seguito, siamo fiduciosi che questo avvenga e che la svolta del centrosinistra possa tornare utile anche al centrodestra, per avviare il nostro Paese verso quella normalizzazione da tempo auspicata, ma mai realizzata. Ricordiamo che lo spoglio delle schede ha riservato non poche sorprese: la più eclatante di tutte è stata quella del grande successo della lista “Riformisti per Veltroni” capeggiata da Piero de Nicolo dell’area socialista, che ha superato, al regionale, col 45,7%, la lista dei “Democratici per Veltroni” capeggiata da Annalisa Altomare e che aveva come riferimento l’assessore regionale Guglielmo Minervini (capolista al nazionale) che ha rimediato solo il 28,9% dei consensi. Minervini (nella foto a sinistra con Lillino Di Gioia) si è poi rifatto al nazionale con il 44,7% contro il 34% dei Riformisti. In un’intervista a Lillino Di Gioia, che pubblichiamo su questo numero nelle pagine di politica, il candidato sindaco del centrosinistra alle ultime elezioni amministrative attribuisce questa anomalia al fatto che i “fedelissimi” di Minervini, per evitare rischi, votino in blocco solo per lui. Un’altra interpretazione potrebbe essere quella che Guglielmo goda di un voto popolare che si indirizza solo verso la sua persona e questo spiegherebbe l’alta percentuale ottenuta nella lista nazionale. Infine, è da considerare che questa diversità di percentuali costituisce anche una risposta della gente alla scelta di proporre liste bloccate e quindi per non privilegiare indirettamente candidati indesiderati, si è scelto di non votare la lista o di scegliere solo il nazionale. Il risultato delle primarie è destinato a pesare nella scelta del segretario cittadino e dei futuri candidati alle prossime consultazioni elettorali. Perciò si è scelto (la notizia è di qualche ora prima della stampa di questo numero) di inserire tutti (con qualche mal di pancia) con una votazione per acclamazione (per evitare rischi), nel Comitato provvisorio che “traghetterà” il nuovo soggetto politico riformista fino all’elezione del segretario cittadino che avverrà entro il 23 dicembre. Questi i nomi dei componenti del Comitato (che al suo interno provvederà a nominare, nel corso del suo primo incontro, un Portavoce): Giovanni Abbattista, Annalisa Altomare, Tommaso Amato, Maria Angela Tatiana Bartoli, Domenico Cives, Pino De Candia, Ignazio De Gennaro, Piero De Nicolo, Guglielmo Minervini, Nino Sallustio, Lella Salvemini, Mino Salvemini, Enza Spadavecchia. In pratica ci sono i rappresentanti istituzionali, assessore regionale, consigliere provinciale e consiglieri comunali, gli eletti alle Primarie, più i rappresentanti di ogni partito o gruppo politico, recuperando in extremis anche Ignazio De Gennaro dell’Associazione per il Partito Democratico che con Franca Carlucci si era dimesso alla vigilia delle Primarie, proprio in polemica con il metodo della compilazione delle liste bloccate, dalle quali era stato escluso. Nel gruppo è presente anche Pino De Candia, già di Forza Italia, poi passato nel centrosinistra e approdato recentemente all’area De Nicolo, dopo aver svolto l’incarico di assessore tecnico nell’amministrazione di centrodestra del Comune di Bisceglie. Altra presenza significativa è quella dell’avv. Giovanni Abbattista, un volto nuovo della politica, che è stato inserito in quanto rappresentante della “Margherita” considerato vicino a Guglielmo Minervini. Una scelta che rappresenta, insieme con quella di Ignazio De Gennaro, la novità positiva nello spirito veltroniano del rinnovamento e dell’apertura. Di lui si parla già come del nuovo segretario cittadino, una carica alla quale aspirava anche il consigliere comunale e provinciale Domenico Cives, dato in calo nel borsino del Pd. Ma i giochi sono ancora aperti e fino al 23 dicembre tutto è possibile. Intanto si è provveduto a tamponare le falle (indiscrezioni davano lo stesso Cives come interessato al centro moderato riformista in via di costituzione da parte di Lillino Di Gioia). La base che avrà diritto a votare, probabilmente per acclamazione e non con scrutinio segreto - ma questo sarà deciso dai vertici nazionali, che non hanno ancora dato indicazioni in merito – sarà formata da tutti coloro che hanno partecipato alle Primarie. Questa ci sembra un’ulteriore discriminazione nei confronti di coloro che, pur volendo aderire al nuovo partito, sono stati costretti a rinunciare a partecipare alle Primarie per le lunghissime code (purtroppo è stato creato un solo seggio elettorale). E’ giusto non fare il partito delle tessere, ma non rifiutare adesioni. Anche perché sappiamo tutti che ci sono stati anche “inflitrati” nelle votazioni per le Primarie: cioè, persone di opposta estrazione politica, che pagando un euro, hanno cercato di influenzare in qualche modo il risultato. Intanto la prima “visibilità” del Partito democratico a Molfetta si avrà nel prossimo consiglio comunale nel quale i consiglieri della Margherita (Nino Sallustio, Annalisa Altomare e Mimmo Cives) e quello dei Ds (Mino Salvemini) dovranno dichiarare di costituire un unico gruppo quello appunto del Partito Democratico e nell’inaugurazione della nuova sede che sarà ubicata nella parte centrale di Via Margherita di Savoia, dove si trovava prima il magazzino Ancri e nella quale sono in corso i lavori di allestimento. Ci si attende ora che il nuovo soggetto politico, nel quale molta gente ha riposto fiducia e speranze di cambiamento, proponga soluzioni e soprattutto un programma concreto, col quale si dica come e con quali risorse si possono rendere operative quelle “risposte serie, concrete ed innovative alle problematiche sempre più complesse che, anche nella nostra città, una società in rapida trasformazione inevitabilmente pone” annunciate in un comunicato stampa del nuovo partito. Solo così sarà possibile cancellare il “peccato originale”. Quindici 15.11.207
Felice de Sanctis
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