Lassismo imperante
Non sappiamo se il caos nella pulizia della città sia dovuto a incapacità o a inerzia, comunque è un dato di fatto e in qualsiasi società, quando chi è designato ad amministrare, non è capace di farlo, deve andare a casa
15/07/2007 17.22.00
Una città sporca, dalle strade alle spiagge: questa è diventata Molfetta da qualche tempo. E la gente non ne può più. Provate ad andare in giro e a chiedere qual è il problema più grosso della città in questo momento. La risposta sarà unanime: la sporcizia. Tanti cittadini ci chiedono di prendere posizione perché preoccupati di questo andazzo, al quale nessuno vuole o è capace di porre rimedio. Nasce di qui, da questo appello corale rivolto a un giornale con insistenza, la nostra inchiesta, documentata fotograficamente, sulla sporcizia ormai dilagante. Ci dispiace dover dedicare un editoriale al problema della «monnezza», che non è certo fra gli argomenti più nobili, ma un giornale deve saper cogliere le istanze dell’opinione pubblica e proporle ad un «Palazzo» sempre più assente, preoccupato più di galleggiare con una maggioranza di centrodestra tenuta in piedi più con le nomine e con la rotazione dei consiglieri e degli incarichi, che con un progetto politico, amministrativo e gestionale. Con quali criteri vengono scelti gli amministratori delle municipalizzate e degli enti controllati dal Comune? E’ stata mai chiesta loro un’attestazione di capacità o di esperienza specifica nella gestione di un ente? Basta la tessera di un partito o la provata fedeltà per farne un manager? Nulla di tutto questo, e i risultati si vedono. Non sappiamo se il caos nella pulizia della città sia dovuto a incapacità o a inerzia, comunque è un dato di fatto e in qualsiasi società, quando chi è designato ad amministrare, non è capace di farlo, deve andare a casa. Oggi, invece, basta iscriversi a un partito e, prima o poi, si rimedia un assessorato o una presidenza. Qualche tempo fa in un altro editoriale abbiamo citato il Principio di Peter: in un’organizzazione “meritocratica” ognuno viene promosso fino al suo livello di incompetenza. Cioè se una persona sa fare bene una certa cosa la si sposta a farne un’altra. Il processo continua fino a quando ognuno arriva al livello di ciò che non sa fare – e lì rimane. Laurence Peter esprimeva questa teoria quasi quarant’anni fa (1969), ma oggi non sembra che la situazione sia granché cambiata. Anzi, forse è peggiorata. Alla battaglia di Quindici, condotta soprattutto sul nostro quotidiano in internet Quindici on line, con una grande partecipazione di lettori che con i loro commenti hanno espresso il proprio disappunto verso l’amministrazione comunale e la presidenza dell’Asm, si è aggiunta un’ulteriore voce di protesta, quella del Movimento “Il liberatorio politico”, col quale almeno in questo caso, ci troviamo in sintonia. Sarà pure che Matteo d’Ingeo vuol cavalcare la situazione del malcontento popolare alla ricerca di facile consenso politico, ma non si può dire che abbia torto nel chiedere le dimissioni dell’assessore Mauro Magarelli (An) e del presidente dell’Asm, Francesco Nappi (il partito, dopo vari cambi di casacche, è imprecisato: ci sfugge, al momento). «Ci sembrano un po’ tardivi – dice il Liberatorio politico - i comunicati stampa del Comune di Molfetta del 22.06.07 in cui il sindaco Azzollini, l’assessore all’ambiente Magarelli e il presidente dell’ASM Francesco Nappi denunciano lo stato d’emergenza, dovuto ai presunti ritardi della Regione e annunciando la pulizia straordinaria delle spiagge per oggi 25 giugno. Ormai ci siamo abituati alla propaganda demagogica di questa amministrazione. Dovrebbero solo vergognarsi i nostri amministratori perchè il “decoro ambientale dignitoso”, come lo chiamano loro, è un diritto dei cittadini molfettesi a prescindere dai presunti ritardi dell’erogazione dei contributi della Regione Puglia. Si dimettano subito l’assessore Magarelli e il presidente Nappi dalle loro rispettive cariche per non aver saputo rispondere subito alle emergenze, ancora in atto, in città. Non solo le spiagge, ma l’intera città non è mai stata così sporca. È a rischio la salute dei cittadini. Non serve scaricare le responsabilità alla Regione. Siamo di fronte all’incapacità di gestire l’ordinario, e nelle politiche aziendali se il capo non ha capacità gestionali si licenzia e si manda a casa. Presidente Nappi, se proprio vuole salvare la faccia, prima di dimettersi vada con i suoi amici di qualche associazione ambientalista e animalista a pulire le spiagge di giorno, e di notte a controllare i cittadini incivili che la sporcano. Però avverta i suoi amici che soldi non ce ne sono e devono fare veramente i volontari, cioè quelli che si autofinanziano l’attività, purtroppo una razza in via d’estinzione». Troppo comodo attribuire le responsabilità ad altri e a molti cittadini incivili, che comunque ci sono e vanno sanzionati severamente. Perché non si prende esempio da Bisceglie, dove ogni mattina gli operatori ecologici, armati di guati e buste, ripuliscono tutta la spiaggia, senza aspettare che «intervenga la Regione» e dove la pulizia delle strade non viene fatta da una macchina con spazzola rotante che raccoglie solo in parte i rifiuti, lasciando il margine sporco? Ma chi è il grande cervellone che ha scelto di utilizzare queste macchine, di solito usate in grandi spazi liberi, per «pulire» tutte le strade cittadine, dove ci sono auto parcheggiate ovunque, la cui sosta, invece, andrebbe vietata per la pulizia, almeno un giorno la settimana (Bisceglie docet)? Insomma, è anche questione di elementare organizzazione che non c’è. Quando abbiamo spiegato ad alcuni amici dell’attuale maggioranza che chi assume una responsabilità di gestire la municipalizzata non deve pensare solo a portare a casa una retribuzione politica sostanziosa, ma essere in grado di far funzionare la macchina e renderla efficiente (non basta comprare qualche divisa nuova agli operatori ecologici o un’autospazzatrice per risolvere il problema), ci è stato risposto che la colpa è del personale insufficiente e spesso inefficiente. Anche il sindaco Antonio Azzollini, al quale abbiamo inviato alcune domande in merito, non ha «avuto tempo» di rispondere, negandosi perfino al telefono: un imbarazzante e assordante silenzio. Non sappiamo se queste cose rispondono al vero, ma non ci interessa, la gestione degli uomini è il primo compito di chi vuole gestire un’azienda e certamente ha difficoltà a farlo chi ha avuto al massimo un’esperienza di lavoro dipendente e organizzato una gara di barchette. Ecco perché oggi le dimissioni del presidente dell’Asm sono doverose per lasciare spazio a qualcuno che sappia realmente dare una svolta a una municipalizzata paralizzata da anni e che deve avviarsi verso una gestione manageriale moderna ed efficiente. E poi non chiedetevi perché il Sud resta indietro, proprio per il principio di Peter. Quindici 15.7.2007
Felice de Sanctis
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