Una città nel limbo
Si ha l'impressione che si pensi solo a fare business, che i privati badino solo ai propri affari, mandando in malora la città. E poi i commercianti piangono... e chiedono un'economia o assistita, che li compensi della loro incapacità di stare sul mercato
15/05/2007 1.05.00
Ma che succede a Molfetta? Da qualche tempo si ha l'impressione di un'assenza amministrativa o, per essere generosi, di una città nel limbo, fra «coloro che son sospesi». Non per gli impegni romani del sindaco Azzollini, che sono un problema relativo, ma per un vuoto di presenza istituzionale all'interno della città. Lo si avverte nell'aria, lo si avverte per le strade sempre più sporche e con semafori a funzionamento dimezzato, lo si avverte nel Palazzo dove nessuno è in grado di dare notizie (ma a che servono ufficio stampa e portavoce, pagati dai contribuenti, se hanno il compito di fare solo da megafono al sindaco e di trovare ogni giorno una notizia per la stampa compiacente e per guadagnarsi lo stipendio?). Si fa anche fatica a riempire i giornali, se non si vuole limitarsi all'aria fritta. E chi come noi, fa il giornalista di professione, si chiede sempre più spesso: ma dove stanno le notizie? Perfino le delibere di giunta, scarseggiano. Certo, il sindaco Tommaso Minervini, ci aveva abituato a una overdose di delibere, sicuramente eccessive, ma ora sembra essere caduti nell'eccesso opposto. I cittadini scelgono sempre più spesso il nostro giornale per chiedere aiuto e lanciare appelli: anche se la cosa ci fa piacere, perché è indice della nostra grande credibilità, dall'altro ci preoccupa, perché rappresenta una conferma di quest'assenza istituzionale (se si fa eccezione per il porto e l’edilizia parassitaria). Magari il sindaco, come risposta, ora affiderà al «suo» ufficio stampa un elenco lunghissimo di provvedimenti, da bravo epigono del Cavalier Berlusconi o del suo ministro dell'Economia, Tremonti, abituato a dare ai giornalisti documenti-lenzuolo, con cui si potrebbe tappezzare un appartamento e che conserviamo ancora come cimeli storici di un'epoca in cui contava più l'apparire che l'essere. Vediamo quello che appare realmente (se c'è altro di concreto, al di là dei «bollettini propagandistici», probabilmente viene nascosto per una sorta di... timidezza o discrezione amministrativa). Girando per le strade si può notare una sporcizia diffusa. Come mai? Sarà il cambio di presidenza dell'Asm? L’inciviltà dei cittadini (ma chi dovrebbe fare una campagna di sensibilizzazione, se non i dirigenti dell’Asm)? La carenza di fondi? I tagli alle spese operati dall'amministrazione comunale? A proposito, assessore al bilancio Corrieri, è così difficile ridurre la spesa corrente, tanto da dover gravare i contribuenti di nuovi oneri fiscali? Come mai in cinque anni di amministrazione di centrodestra sotto la guida di Tommaso Minervini, con la «benedizione» dell'attuale sindaco Azzollini, è stato operato un così rilevante spreco di denaro pubblico, al punto da aver causato un grosso deficit? Dove erano gli attuali amministratori e i presidenti delle municipalizzate o degli enti di sottogoverno (che sono sempre gli stessi)? Possibile che i cittadini debbano essere trattati da imbecilli? Ma è anche colpa della scarsa qualità della cosiddetta classe dirigente. E che dire – per segnalare solo i problemi minimi - dei semafori che non funzionano, come segnalano i nostri lettori nella rubrica delle lettere? E il traffico impazzito, senza la possibilità di trovare un parcheggio anche a pagamento? E dei cittadini che rischiano di saltare in aria con la propria casa per colpa del maledetto traliccio dell'alta tensione, simbolo della "mala" edilizia? Si costruisce dappertutto, senza regole, senza servizi e urbanizzazioni primarie e secondarie e in barba perfino al buonsenso, come ha dimostrato la vicenda del sequestro delle palazzine della Zona B4. Per intervenire, occorre che ci scappi il morto (e questa volta ci siamo andati vicini)? Patetica la risposta dell’amministrazione comunale, affidata all’assessore Magarelli: provvederemo al più presto all’interramento dei cavi. Sono 10 anni che gli abitanti di via Ungaretti aspettano, tra mille promesse e tanti protocolli firmati. E oggi questa gente ha paura del traliccio maledetto. Si ha l'impressione che si pensi solo a fare business, che i privati badino solo ai propri affari, mandando in malora la città. E poi i commercianti piangono... e chiedono un'economia dirigista o assistita, che li compensi di quello che il mercato non riesce a dar loro, perché, in realtà, sono loro a non saper stare sul mercato ed essere competitivi. Insomma, un misto di incompetenza e di superficialità nell'economia di una città, che appare in tutta la sua grossolanità legata all'edilizia parassitaria anni Sessanta. E in questo clima di incertezza, di confusione, di mancanza di regole, emerge una nuova destra, che sa tanto di vecchio e di provocatorio, come dimostra la vicenda delle scritte nazifasciste sui muri e dello scontro, per fortuna solo verbale, con i giovani di sinistra alla manifestazione del 25 aprile. Tutta colpa dell'amministrazione di centrodestra, questa situazione? In gran parte sì, non foss'altro perché da oltre 6 anni governa la città, e chi amministra non può sottrarsi a responsabilità e critiche. Ma una grossa fetta di responsabilità va attribuita anche al centrosinistra. Chi l'ha visto? Ds e Margherita impegnati nella realizzazione del Partito Democratico, Rifondazione vive sugli allori di un assessorato provinciale e l'opposizione a questa maggioranza, non si avverte da nessuna parte. Se ne è accorto qualcuno? Non ci sembra. Quali azioni concrete ha messo in atto il centrosinistra per contrastare anche i pochi progetti espressi dal centrodestra? Sembra che l'opposizione vivacchi in attesa di qualche Mosè che la guidi fuori dal Mar Rosso (meglio dire Nero, nel nostro caso). Dove trovare un leader che la guidi verso un ritorno alla gestione della città? Cosa propone ai giovani il centrosinistra? Come pensa di aggregare consensi o cominciare a creare il nucleo di una possibile nuova classe dirigente? Purtroppo anche su questo fronte, sembra esserci soltanto il vuoto. Una città che sembra un vascello alla deriva, spinto più dalla forza della corrente che da quella delle idee e soprattutto delle azioni. E' sconsolante: sarebbe ora di darsi una scossa tutti quanti per rilanciare un dibattito politico spento. Sarà anche colpa della fine delle ideologie e delle passioni politiche, ma la lezione francese dovrebbe servire di monito a una sinistra in cerca di identità. Quindici - 15.5.2007
Felice de Sanctis
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