Il fronte del porto
Meglio lo scalo ferroviario dell’autoporto, per evitare il rischio di inquinamento da gas di scarico di decine di camion al giorno, se il traffico commerciale di Bari verrà dirottato a Molfetta
15/04/2007 0.59.00
Habemus portum! sembra dire il sindaco di Molfetta, Antonio Azzollini, con quella ieratica solennità che da qualche tempo si attribuisce, dopo aver contribuito a far restaurare tutte le chiese di Molfetta, acquistandone indulgenze e voti. Dopo la firma del contratto di appalto per la realizzazione del nuovo porto, la città sembra avviata a un radioso avvenire di ricchezza e felicità. Ne abbiamo parlato in altre occasioni, ma conviene tornare sull’argomento per proporre qualche riflessione ai cittadini, in piena libertà di opinione e fuori dalla propaganda che caratterizza sempre più spesso alcuni media locali. Cosa vuol dire questo porto per Molfetta? Decine di posti di lavoro? Ricchezza per la città e i suoi abitanti? Nulla di tutto questo: l’occupazione locale è indirizzata al terziario e le attese dei nostri giovani sono tutte legate al lavoro intellettuale, dato l’alto numero di diplomati e laureati molfettesi. Per quanto riguarda la ricchezza, se si escludono i pochi fortunati che dalla gestione dello scalo marittimo trarranno beneficio (come è accaduto e tuttora accade con l’edilizia fonte di ricchezza e speculazione solo per pochi costruttori e proprietari di suoli), per il resto potrebbe rivelarsi solo come un’operazione dannosa e fastidiosa. Vi siete chiesti cosa avverrà quando decine di camion arriveranno in città, anche attraverso la famosa «bretella» collegata alla statale 16 bis? Il tasso di inquinamento dell’aria salirà a livelli insopportabili, basterà un po’ di vento per portare tutti gli scarichi nocivi dei tir nella nostra città e quindi nei nostri polmoni. Poi, magari, dopo alcuni anni si dovrà correre ai ripari, cercando rimedi costosi e non sempre efficaci. Pochi sanno che è necessario, per la realizzazione di opere e infrastrutture di questo tipo, tener conto della VIA (Valutazione dell’Impatto Ambientale), quel procedimento di verifica della compatibilità ambientale dei più significativi interventi e realizzazioni di opere, in applicazione del principio fondamentale di evitare e controllare preventivamente inquinamenti e altri inconvenienti, anziché combattere i successivi effetti. A tal proposito ci chiediamo perché il sindaco, prima di fare una scelta fondamentale, nel bene e nel male, per il futuro della città, non ha ritenuto utile consultare i cittadini, sui quali ricadranno gli effetti di tale scelta? Perché Azzollini non si è rapportato con gli amministratori della Regione Puglia per inserire il futuro porto nella programmazione regionale e contribuire così ad un’organica divisione dei ruoli e delle funzioni che ciascun porto potrà avere in Puglia, senza ricorrere alla logica piratesca di rubarsi traffico uno con l’altro, con risultati sicuramente improduttivi? Il nostro è un discorso prettamente economico e il sen. Azzollini, avendo rivestito la funzione di presidente della commissione Bilancio del Senato, dovrebbe conoscere queste dinamiche e non ignorarle. E non rispondere ad una nostra sollecitazione sulle prospettive commerciali del porto: «Questo non è un compito che interessa alla pubblica amministrazione, ma agli operatori economici». All’amministrazione comunale di Molfetta, in sostanza, interessa poco se il porto avrà traffico mercantile oppure no. «Il suo compito resta solo quello di realizzare le infrastrutture, non di gestirle». Ha, forse, dimenticato il sen. Azzollini che esiste quella programmazione economica che ha il compito di valutare anche le prospettive di un’opera per evitare che questa resti una cattedrale nel deserto? Ci siamo posti in passato il problema della concorrenza della vicina Bari dove si punta a colmare l’ansa di Marisabella per realizzare nuove banchine per il traffico commerciale e turistico. Se Bari intercetterà tutti i traffici, Molfetta che farà, starà a guardare? È di qualche giorno fa la notizia che l’associazione «Fronte del porto» di Bari è intervenuta chiedendo di bloccare il progetto Marisabella perché le nuove banchine diventerebbero un doppione di quelle in programma a Molfetta. Cosa vuol dire questo? Che il rischio di non avere traffico commerciale sarebbe evitato, anzi il traffico verrebbe dirottato verso il nostro porto, ma con la conseguenza di un maggiore volume di tir che attraverseranno la città, con un livello di inquinamento senza precedenti. Insomma, ci chiediamo, il gioco vale la candela? Con quali benefici? Dovremo riconvertire tutti i nostri giovani da laureati nelle varie discipline umanistiche e scientifiche in lavoratori portuali per garantire loro un’occupazione sicura? Chiediamo al sindaco di rispondere con argomenti concreti e non con la solita retorica a questi nostri interrogativi, che interessano e inquietano i cittadini, molto più delle minacce della bella Carmela Minuto dell’Udc di lasciare la maggioranza. Più che dedicarsi, novello Antonio-Romeo, alle serenate sotto il balcone della sua Carmela-Giulietta, implorandola di non abbandonarlo, dovrebbe studiare il modo di rendere meno traumatico il progetto del porto, magari abbandonando l’idea dell’autoporto (il centro di scambio intermodale delle merci in arrivo, previsto dal progetto), per optare per la strada più sicura e meno devastante dello scalo ferroviario collegato al porto, che libererebbe la città da un inquinamento ad alto rischio per la salute dei cittadini. E, crediamo, che la salute, sia prioritaria su improbabili progressi economici e occupazionali. L’opposizione di centrosinistra faccia la sua parte. Il fronte del porto deve essere la vera battaglia alternativa su cui si gioca il futuro della città e dei suoi figli. Quindici - 15/04/2007
Felice de Sanctis
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