Via le volpi dal Palazzo
27/03/2008 23.02.00
Solo le volpi sono al potere; gli uomini si sono tenuti in disparte per schifo o per impotenza a sventare le insidie dei lacci. Lo scriveva l’antifascista Ernesto Rossi, allievo di Gaetano Salvemini negli anni Sessanta («Se avessi potuto fabbricarmi un figlio su misura – diceva di lui lo storico molfettese -, me lo sarei fabbricato pari pari come te»). La frase ci è tornata alla mente in questi giorni convulsi dell’amministrazione cittadina tra scandali, arresti, denunce, e, dulcis in fundo, le quasi-dimissioni del sindaco: una farsa andata in scena nel Palazzo, ormai ridotto a un penoso ring fra le forze politiche di centrodestra, incapaci di gestire la città e desiderose di salvare il salvabile, prima di essere travolte dalla crescente indignazione popolare. Nel nostro sito internet, il giornale quotidiano «Quindici on line» (www.quindici-molfetta.it) divenuto ormai una sorta di «Agorà» cittadino, dove i molfettesi possono esprimere le proprie opinioni sugli amministratori e sulla gestione della città, non si contano più le voci di protesta per questa situazione che va sempre più degenerando, mentre il sindaco sembra ormai chiuso nella sua utopica visione della città-che-non-c’è. Più volte abbiamo cercato di scuoterlo da questa visione onirica della «sua» Molfetta, una città mitica, come la favolosa Atlantide, descritta da Platone nel «Timeo» che la leggenda vuole sprofondata negli abissi marini, ma che probabilmente non è mai esistita. Tommaso Minervini, al quale abbiamo riconosciuto sempre la buona fede, evidentemente dopo aver tanto sognato la sua poltrona di sindaco, inseguita per vent’anni, una volta raggiunto l’obiettivo, si è talmente immedesimato in questo sogno di una città perfetta, da non vedere quello che gli accadeva intorno: una maggioranza sfilacciata e anomala con pezzi di destra e presunta sinistra e incolori e inconsistenti liste civiche (ma quale «progetto civico» dato in pasto agli utili idioti!), tenuta insieme solo dall’interesse per il potere e le poltrone, di scarsa qualità, e che è sfociata in più incidenti giudiziari diretti e indiretti (dall’arresto dell’ex presidente dell’Udc, Facilone, alla vicenda del consigliere comunale Rafanelli di FI, all’arresto del presidente della Multiservizi, Michele Palmiotti, fino alla storia, non ancora conclusa, della Polizia urbana che vede indagati, in seguito alle indagini della Digos l’ex assessore Pino Amato e il ten. Enzo Zaza, oltre ad altri scandali minori che ci ha offerto la cronaca). Il sindaco è tenuto in piedi soltanto da un gruppo politico che si richiama al “Nuovo Psi”, ormai parte integrante del centrosinistra alla Regione Puglia col suo rappresentante consigliere Franco Visaggio, ma che a Molfetta continua a giocare all’equivoco («sto e non ci sto»), come fa anche il partito dell’«Italia dei valori» anch’esso di centrosinistra, ma sempre fuori Molfetta, che appare come un’isola in un mare lontano o un altro pianeta di un’altra galassia, oppure quella stessa Atlantide di cui tutti parlano, ma nessuno ha mai visto o trovato. E così la farsa continua, come quella signorina che aspettava un bambino e, la mamma non volendo ammetterlo, diceva: «è incinta, ma appena appena». Sono di centrodestra, ma «appena, appena». Non se ne può più! Mai l’intelligenza dei molfettesi era stata offesa fino a questo punto, mai un’amministrazione comunale era arrivata al punto di ostinazione a restare in carica, pur di fronte al fallimento del suo «progetto» politico. E la città, al di là di qualche cambiamento di facciata, dalla crescita edilizia (ma come?), allo sviluppo della zona industriale, tutto frutto delle passate gestioni e portato a naturale conclusione, come avrebbe saputo fare anche un bambino, è abbandonata a se stessa. Il sindaco come reagisce a chi gli fa osservare queste cose? Come tutti coloro che ubriacati dal potere, non si guardano più intorno e negano l’evidenza. Amano circondarsi di «yes man» che gli fanno credere che tutto vada bene e si rivolge a giornalisti che ritiene amici per divulgare le veline del Palazzo. “Quindici” è vista come nemica, come rivista da tenere lontano, da cancellare se possibile, perché racconta la verità, perché osa violare quell’idillio onirico che permette di andare avanti e sopravvivere a se stessi. Invece di mettere in atto la sceneggiata delle dimissioni, il sindaco avrebbe potuto portare fino in fondo il proprio intendimento, dimostrando senso di responsabilità e non attaccamento alla poltrona: ne avrebbe guadagnato in credibilità e avrebbe permesso l’inizio del suo riscatto politico. Invece no. Peccato! Ma Tommaso Minervini è stato anche fortunato perché non ha avuto un’opposizione forte, sia per gli scarsi numeri dei suoi consiglieri, sia per la mancanza di coesione e di progettualità di un centrosinistra tramortito dalla sconfitta elettorale, ma che ha stentato a rinascere e si è trascinato, pur con una orgogliosa e dignitosa opposizione, ma con una scarsa forza di fronte alla «macchina da guerra» del centrodestra. Oggi il centrosinistra, sia pure con grande difficoltà sta ritrovando la sua forza, che gli viene soprattutto dal crescente consenso popolare di una cittadinanza schifata e disgustata che vuole reagire a questo andazzo amministrativo e chiede volti nuovi e politiche diverse. La società civile si è risvegliata e orgogliosamente scende in campo a sostenere i «4 moschettieri» candidati sindaci del centrosinistra: Cosimo Altomare, Vito Copertino, Lillino Di Gioia e Mino Salvemini. Troppi quattro candidati per le Primarie, sarebbe stato meglio averne uno solo o al massimo due. Ma se questa pluralità di candidati riesce a trasformarsi in pluralismo politico e al di là della vittoria di uno o dell’altro, decide di collaborare per la rinascita di Molfetta, la squadra governativa sarà, oltre che di buon livello qualitativo, anche di grande forza amministrativa e consensuale. Occorre rimboccarsi le maniche e ripartire, prima che Molfetta cada ancora più in basso, senza possibilità di risollevarsi. Reagire nelle difficoltà è stata sempre una grande caratteristica della nostra gente. Dimostriamo che siamo ancora capaci di guardare al futuro ed essere «migliori», cacciando via le volpi dal Palazzo, per ridare spazio agli uomini. Quindici - 15.11.2005
Felice de Sanctis
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