Un'azienda dai grandi obiettivi
A gestione familiare, la Truck Center voleva diventare un centro integrato di servizi
04/03/2008 23.02.00
Dal nostro inviato Felice de Sanctis MOLFETTA - La Truck center è un’azienda a conduzione familiare. Ha iniziato la sua attività nella grande zona industriale di Molfetta (che si sta sviluppando in maniera vertiginosa), un paio di anni fa. Puntava a ingrandirsi per trasformarsi in un centro integrato di servizi a disposizione dei camionisti, ma anche degli automobilisti in genere: autoparco, autolavaggio, rimessaggio e autoservizi. L’intuizione del titolare dell’azienda, Vincenzo Altomare, di 64 anni, una delle vittime della tragedia, stava avendo successo, aveva conquistato la fiducia delle ditte di autotrasporto non solo locali. Il capofamiglia aveva coinvolto nell’attività i tre figli, due maschi e una femmina, quest’ultima aveva anche la responsabilità della gestione aziendale. Vincenzo aveva cominciato come camionista, poi aveva allargato la sua attività creando una piccola impresa specializzata proprio nel trasporto di prodotti chimici. Con lo sviluppo della zona industriale aveva deciso di investire i suoi risparmi in questa nuova impresa, che si estende su un’area di circa 10mila mq nel secondo lotto della zona Asi di Molfetta con un grande piazzale e alcune zone coperte destinate appunto ai servizi, sviluppando passo passo un centro integrato di servizi. L’obiettivo era anche quello di aumentare l’area dell’azienda, per realizzare un servizio a domicilio oltre che per i mezzi pesanti, anche per le autovetture. Quest’ultima attività aveva già preso piede in quanto molti automobilisti trovano comodo telefonare ad Altomare per far prelevare la propria vettura, farla lavare e vedersela riportare a domicilio, con una spesa, tutto sommato, abbastanza contenuta. Ma la specializzazione della Truck Center era proprio quella di lavare i camion che avevano trasportato sostanze tossiche. Altomare si era dotato anche di un piccolo robot in grado di penetrare all’interno delle cisterne, senza rischi per gli operai. Sempre in tema di sicurezza e di rispetto dell’ambiente, erano state rispettate tutte le norme per lo smaltimento delle sostanze chimiche che residuavano dal lavaggio. Proprio nei giorni scorsi l’azienda di Molfetta era stata sottoposta a ispezione da parte della Guardia di Finanza che sta portando avanti sul territorio della zona industriale, una serie di controlli sul fronte ambientale. In quella circostanza, tutto era stato trovato a norma e l’ispezione si era conclusa senza alcuna sanzione amministrativa. Ecco perché appare inspiegabile questa tragedia forse dovuta al moto umanitario istintivo da parte dei lavoratori che hanno cercato di soccorre i compagni, tralasciando il rispetto delle norme di sicurezza, e questa «distrazione» è stata fatale. La Gazzetta del Mezzogiorno - In primo piano pg.3 - 4.3.08
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