Vittoria inutile
15/06/2004 21.47.00
Centrodestra come l’Italia agli Europei di calcio: vince, ma non passa il turno. In realtà, a Molfetta è andato in controtendenza rispetto ai risultati nazionali, che hanno visto il centrosinistra prevalere soprattutto nel voto amministrativo. Qui il candidato del Polo delle Libertà alla Provincia, l’on. Francesco Amoruso ha fatto il pieno di voti, ottenendo il 60%, ben 10 punti percentuali in più rispetto anche alla sua città natale Bisceglie, ma non è riuscito ad essere eletto perché il centrosinistra negli altri Comuni del Barese ha ottenuto la maggioranza portando alla presidenza al primo turno l’imprenditore Vincenzo Divella (foto), volto nuovo della politica pugliese. Stesso discorso per i candidati consiglieri: nulla da fare per loro e via libera per Domenico Cives della “Margherita” e Antonello Zaza di “Rifondazione”, premiati dalla vittoria del centrosinistra nelle ultime elezioni dell’attuale Provincia di Bari (la prossima volta si voterà anche per la Provincia di Barletta e la configurazione dei collegi elettorali verrà modificata). Insomma, sono rimasti al palo gli aspiranti a un seggio provinciale, compresi coloro che avevano fatto il salto da sinistra a destra o anche da un partito all’altro dello stesso schieramento, i “voltagabbana” che hanno “abiurato” la loro “chiesa” di origine per ottenere una candidatura e, a loro parere, una sicura elezione. Così non è stato, ad esempio per Piergiovanni e Giancola, rimasti anch’essi al palo in quel “Nuovo Psi”, strano soggetto politico nato dagli “ex” di qualche altro partito e che in pratica si identifica con l’assessore Franco Visaggio, titolare di un pacchetto di voti che sposta da destra a sinistra. Lo fa con un opportunismo e un’intuizione incredibili, dimostrando di aver ben assimilato il ruolo craxiano del “Ghino di Tacco” in grado di condizionare, in termini politici, i due poli (oggi si parla già di un suo passaggio allo schieramento opposto, che potrebbe risultare disastroso per il centrosinistra, viste le esperienze di inaffidabilità del passato). Molfetta in questa tornata ha cambiato anche la sua caratteristica elettorale, quella di essere il termometro dei risultati nazionali. E’ avvenuto sempre in passato: il risultato locale era l’anticipazione di quello nazionale. Tant’è che l’autorevole giornale britannico Financial Times venne a Molfetta in occasione delle ultime elezioni politiche del 2001, intervistando i politici il sen. Antonio Azzollini e Guglielmo Minervini e chi scrive in quanto direttore della testata leader locale e giornalista della “Gazzetta del Mezzogiorno” per capire questo strano fenomeno. Oggi si dovrebbe scrivere un articolo sul fenomeno opposto: Molfetta vota in controtendenza e diventa la città più a destra d’Italia, dopo essere stata la città più socialista d’Italia e quella più democristiana d’Italia. E questo la dice lunga sull’elettorato molfettese. Cosa è avvenuto? Merito del centrodestra che ha saputo “convincere” gli elettori al punto di far dimenticare loro perfino i tagli all’ospedale almeno a giudicare dal consenso quasi plebiscitario per Amoruso, che ha sorpreso lo stesso deputato che temeva proprio un ridimensionamento per tale motivo? Sicuramente, ma quali sono stati i “prezzi” pagati o le promesse offerte per questo risultato? Certamente non i risultati della situazione economica attuale, sempre languente, come l’edilizia. Non la situazione amministrativa sempre più confusa e legata a logiche di arroganza che portano a ignorare l’opposizione e ogni concetto di democrazia, avanzando solo a colpi di maggioranza e inglobando perfino pezzi di ex opposizione in cambio di un piatto di lenticchie (vedi i casi di Cimillo, Piergiovanni e Centrone). Solo le promesse, destinate a trasformarsi in illusioni, soprattutto per i tanti giovani disoccupati ai quali sono stati assicurati almeno 3.000 posti di lavoro nella città della moda, pur sapendo che il nuovo insediamento potrà assorbirne solo 700 attraverso rigorose selezioni che non passeranno certo per le segreterie politiche del centrodestra. Una cosa è sicura: il governo della città, paga in termini di crescita di consensi. Ma la delusione elettorale, per la mancata elezione di propri rappresentanti, potrà aprire il fianco a contestazioni interne che si sperava di appianare con eventuali seggi provinciali. Cosa avverrà ora? Occorrerà soddisfare “appetiti” politici accantonati, col rischio di una rottura della coalizione, dove solo una cosa appare certa: la leadership del sen. Azzollini, unico in grado di dettare legge e, sembra, pretendere la testa degli assessori Uva, Nappi e Mezzina (questi ultimi chi li ha visti? soprattutto perché occupano poltrone inutili e si distinguono per assenteismo, come dimostra la nostra inchiesta, pubblicata in altra pagina). Ma il voto nazionale e regionale favorevole al centrosinistra suona come un segnale per Forza Italia anche a Molfetta. Nel fronte opposto c’è grande entusiasmo sia per la crescita in termini percentuali, dal 26,62% delle comunali al 36,65% delle provinciali e al 40,49% delle europee. Ma anche qui occorre fare i conti con la crescita di Rifondazione comunista e con una società civile che sembra voler tornare a dire la sua, riprendendosi il ruolo che le spetta nella politica cittadina. Ma per riconquistare questa fascia di elettorato e quella di centro (“maggioranza silenziosa”) occorre un’operazione di marketing come quella realizzata a Bari con Emiliano e Divella. Serve un candidato nuovo e credibile, non compromesso con la politica, ma allo stesso tempo autorevole ed onesto, che riscuota i consensi anche di Rifondazione e dell’area di sinistra non schierata. Una ricerca difficile, ma non impossibile, come dimostra il caso di Mimmo Cives e il suo successo elettorale. Il centrosinistra deve lavorare fin d’ora, soprattutto per non farsi trovare impreparato il prossimo anno in occasione delle regionali e, mai dire mai, di possibili elezioni amministrative anticipate. QUINDICI - 15.6.2004
Felice de Sanctis
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