Bertinotti: combattere lo sfruttamento del lavoro nero nel Sud
Il segretario di Rifondazione comunista a Bari. Giudizio positivo sul Dpef di Prodi. Agenzia per il Sud
28/02/1998 8.07.00
BARI - «Ci sono due tipi di lavoro nero nel Mezzogiorno: uno che può essere portato in superficie, sia normalizzando i contratti sia attraverso incentivi fiscali e l’altro totalmente fuorilegge con retribuzioni da sfruttamento che va combattuto senza riserve». Fausto Bertinotti (nella vignetta di Franco Bruna) non ha dubbi sull’atteggiamento da tenere nei confronti di questo problema, molto radicato al Sud, e teme una «rumenizzazione del Mezzogiorno». Il segretario di Rifondazione comunista a Bari per concludere la manifestazione del suo partito sul lavoro per il Mezzogiorno e la riduzione dell’orario di lavoro, nel corso di una conferenza stampa sfiora appena i temi delle anomalie occupazionali suo cavallo di battaglia all’interno della maggioranza ed esprime un giudizio positivo sul Dpef (Documento di programmazione economica e finanziaria). Positivo il Dpef - «Per la prima volta il Dpef, diversamente da quello degli anni precedenti, anche di questo governo - ha detto Bertinotti - indica la sua ragione di esistenza nella lotta alla disoccupazione e nella centralità della questione meridionale. Ma si tratta di un risultato solo potenziale verso una svolta riformatrice del governo, perché il documento contiene anche incertezze e ambiguità, l’azione concreta del governo non va bene perché prigioniera della vecchia impostazione, sostanzialmente continuista: gli atti sembrano quelli di ieri, c’è solo una spinta verso i patti territoriali, mentre occorrerebbe una revisione politica». L’agenzia per il Sud - Secondo il segretario del Prc, il governo depotenzia l’intervento pubblico nel Sud, senza realizzare una reale politica alternativa che passa necessariamente per un rafforzamento della presenza dello Stato attraverso la famosa agenzia per il Sud. «C’è un terreno totalmente innovativo su cui chiediamo al governo di cimentarsi nella definizione di una nuova agenzia per l’occupazione nel Mezzogiorno; come non si fanno le nozze con i fichi secchi, così non si fa la politica senza gli strumenti». E l’agenzia rappresenta per Bertinotti un’idea nuova con criteri di intervento chiari per utilizzare le risorse del Mezzogiorno («ai giovani disoccupati occorre dare lavoro nei luoghi dove vivono»). Non è un problema tra un’agenzia leggera e una pesante, legata a un ministro o ad un altro, il Prc non vuole che sia quantificato l’obiettivo di crescita occupazionale legato anche all’agenzia che, sia direttamente sia associando privati, deve concorrere a questi obiettivi». Secondo il leader di Rifondazione ora che c’è la crescita economica va sfruttata e non lasciata a se stessa in quanto si concentra sempre più a Nord e semmai ricade nel Mezzogiorno in termini di produzioni povere, di decentramento dequalificato, di spinta alla precarizzazione, di ulteriore frantumazione delle condizioni di tutela del lavoro esistente e in pratica si pensa al Mezzogiorno sostanzialmente come una pattumiera dove mettere le industrie che non si possono collocare altrove». Irrinunciabili le 35 ore - Parlando dell’occupazione non poteva mancare il riferimento alla riduzione dell’orario di lavoro: «Solo il presidente della Confindustria, Fossa può pensare che la riduzione dell’orario di lavoro non concorra alla lotta per la disoccupazione. Le 35 ore rappresentano uno strumento fondamentale per l’occupazione, già recepito da tutte le forze progressiste europee. Il governo francese di Jospin ha fatto da battistrada, l’Italia è riuscita a seguire su questa strada e in numerosissimi Paesi siamo già oltre la riduzione delle 35 ore». Ma per il leader di Rifondazione, la riduzione dell’orario è solo una delle componenti della lotta alla disoccupazione, ma non la sola, ma rappresenta una componente preziosa alla quale noi non rinunceremo mai, del resto anche il governo è su questa posizione avendo presentato una proposta di legge in Parlamento. Le pensioni non si toccano - «Le pensioni attuali non si toccano, anzi occorre difendere l’attuale regime previdenziale che è stato sforacchiato in più parti. Un primo taglio è stato fatto con le pensioni baby e quelle di anzianità. Del resto per quale motivo dovremmo essere disposti a tagliare le pensioni, quando lo stesso presidente del Consiglio, Prodi, qualche mese fa ha detto che nel caso venisse riproposta la questione lui si sarebbe dimesso. Non vedo per quale ragione - ha aggiunto Bertinotti - noi dovremmo essere più moderati del presidente del Consiglio». Caso Frisullo - Rifondazione ha sempre avuto una posizione di primo piano nella difesa del pacifista barese Dino Frisullo (e della Braraldini reclusa in Usa) detenuto in Turchia per aver partecipato ad una manifestazione di curdi che protestavano contro il governo di quel Paese. Ieri il suo leader ha difeso l’operato di Prodi che «si è mosso anche personalmente nei confronti del governo turco, ma quest’ultimo ha di nuovo replicato in maniera del tutto inaccettabile mentre l’ambasciatore in Italia si è lasciato andare ad affermazioni sconsiderate. La condotta del governo turco è intollerabile - ha aggiunto Bertinotti - e credo che anche coloro che hanno pensato che fosse necessario ammettere la Turchia in Europa perché questo avrebbe favorito il riconoscimento dei diritti umani negati, deve ammettere che questa strategia non ha sortito risultati». Perciò egli ha chiesto interventi più duri anche sul piano dei rapporti tra i due Paesi, in forza della presa di posizione del Parlamento europeo: «Se nel giro di qualche giorno non ci sarà una risposta concreta per la liberazione sarà necessario un gesto clamoroso da parte dell’Italia». La Gazzetta del Mezzogiorno - politica - 28.3.1998
Felice de Sanctis
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