Lavorare la domenica? E anche in questo il Sud è svantaggiato
08/04/1990 23.29.00
di Felice de Sanctis C’è un divario Nord-Sud anche per il problema del riposo domenicale. Infatti, mentre al Nord i lavoratori preferirebbero evitare le prestazioni festive, al Sud c’è chi le va a cercare. Nel Mezzogiorno con una disoccupazione crescente, si moltiplicano gli accordi tra sindacati e imprenditori sul lavoro festivo. «Alla Riv di Bari abbiamo accettato un’intesa in tal senso - dice Pietro Caprio, segretario territoriale dei metalmeccanici della Fim-Cisl - a fronte di un investimento di 30 miliardi per la realizzazione di nuovi impianti che hanno permesso l'assunzione di 25 dipendenti, 15 dei quali lavoreranno sabato, domenica e un altro giorno infrasettimanale». Allora esiste una morale al Sud e una al Nord? «Come cattolici ci siamo posti il problema morale del lavoro domenicale e del ricatto che viene operato sull’individuo aggiunge Caprio - ma se un operaio non lavora la domenica resta disoccupato e non può mantenere moglie e figli. Non è questo un problema morale più grosso?». «Anzi - aggiunge Gerardo Giusto, segretario territoriale metalmeccanici della Fim-Cisl di Taranto, che segue i problemi dell’Italsider - qui qualcuno se lo va a cercare il lavoro la domenica, per guadagnare qualcosa in più con gli straordinari». E i vescovi meridionali, così attenti ai problemi dei disoccupati e degli emarginati, giustificano il lavoro domenicale al Sud con queste motivazioni? «Il cristiano è parte di un progetto divino - dice mons. Riboldi, vescovo di Acerra - non può diventare una cosa al servizio del lavoro, noi rifiutiamo decisamente la logica del profitto. Il discorso del lavoro ai disoccupati o agli immigrati è una finta ragione per non rispettare la festa dell’uomo. La questione non si risolve ricorrendo allo stratagemma del lavoro domenicale, ma redistribuendo l’offerta su tutto il territorio e al Sud in particolare». Anche il vescovo di Molfetta, mons. Antonio Bello, presidente di Pax Christi è convinto che quello dei disoccupati sia un falso problema. «La domenica - dice don Tonino, come lo chiamano tutti - è il giorno che deve esprimere il trionfo della vita. Ecco il significato dell’astensione dal lavoro, non è un veto, è un invito a guardare oltre, vuole significare la superiorità dell’uomo sull’ambiente che, lo circonda. L’astensione dal lavoro domenicale non è un disco rosso, ma è una freccia stradale, perchè invita tutti a mettersi in ascolto della tenerezza di Dio, perchè si traduca in tenerezza per le cose, in rispetto della natura, in fruizione di beni immateriali che non lasciano scorie: l’arte, la poesia, la musica, i rapporti interpersonali. Per far lavorare i disoccupati forse occorrerebbe insistere di più sulla contrazione delle ore lavorative degli altri e in particolare bisognerebbe insistere di più contro certe forme accaparratrici di doppio e triplo lavoro, con relativo stipendio». Il lavoro domenicale al Sud rappresenta, perciò, un problema sociale più grave che altrove, perchè si trasforma in un vero e proprio sfruttamento del lavoratore attraverso l’arma più insidiosa di un falso consenso, provocato, in realtà, dal ricatto del bisogno, che costringe l’uomo a rinunciare alla propria identità. La Gazzetta del Mezzogiorno – cultura – 8.4.1990
Felice de Sanctis
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