Sogni infranti
15/12/1999 15.51.00
Sconnessione psichica, passività, deresponsabilizzazione verso il futuro, egoismo individuale: sono alcuni dei giudizi sugli italiani dell’ultimo rapporto Censis, che fotografa il nostro Paese. Giuseppe De Rita, con la sua grande capacità di analisi, descrive i nostri cittadini in preda a un “pensiero di sorvolo” che Eugenio Scalfari ha ben tradotto come “una sorta di trasognamento irresponsabile, di dormiveglia privo di motivazioni forti, di precariato intellettuale ed etico, di emotività senza convinzioni”. Un’Italia “leggera di testa”. Queste definizioni ci sono venute in mente nelle ultime ore, mentre riflettevamo sulla situazione politica e sociale della nostra città e abbiamo pensato: “tutto il mondo è paese” e anche Molfetta, nel suo microcosmo, sta vivendo ore convulse di fine millennio. Il livello dei rapporti sociali sta precipitando paurosamente verso il basso, alimentato dal pettegolezzo di chi non sa fare altro, prevale l’individualismo sfrenato e l’egoismo di piccoli personaggi che, in tutti i settori professionali e anche in politica, hanno bisogno di urlare per dimostrare di esistere, hanno bisogno di insultare per attirare l’attenzione altrimenti negata alla loro pochezza, hanno bisogno di attaccare per coprire il vuoto di idee e di argomenti. E la città, indifferente ormai a tutto, ascolta e passa. La società civile, disgustata dall’involuzione socio-politica, si richiude in se stessa e rifiuta ogni forma di partecipazione. E in questa situazione torbida, sguazzano felicemente tanti brutti nani che credono di essere bellissimi principi. Nascono così le crisi inutili, con richiesta di maggiore “visibilità” (oggi è più importante “apparire” che “essere”), con arroganti prese di posizione (“capricci”) strumentali all’ottenimento di una poltrona e circolano tanti Bruto pronti a pugnalare il tiranno, il quale, alla fine, per paura di morire, è costretto a scegliere vergognosi compromessi. Le vicende della politica sono narrate dettagliatamente in altra pagina di Quindici: dalla lettura degli avvenimenti accaduti nelle ultime riunioni del consiglio comunale, emerge un quadro politico sfilacciato, confuso, una maggioranza di centro sinistra sempre sull’orlo della crisi, ma senza alternative per il vuoto che c’è intorno, dove alcuni (troppi) consiglieri di opposizione brigano per entrare nel governo e si assiste alla mastelliana rincorsa tra chi si propone e chi viene invitato purché cambi casacca. Uno spettacolo indecoroso. La situazione appare speculare con quella nazionale: qui il Boselli di turno potrebbe avere un altro nome, ma il risultato è lo stesso. Come D’Alema ha recuperato Boselli e i socialisti dall’emarginazione, così Guglielmo Minervini ha recuperato altri personaggi dall’oblio, ma entrambi ne sono stati ripagati amaramente. Intanto cresce la confusione, a Roma come a Molfetta,, dove la nomina del nuovo assessore ai Lavori pubblici “in quota” ai “Verdi” (come si diceva nella prima Repubblica), è servita solo a tamponare qualche dissidenza, evitando che potesse trasformarsi in emorragia. Si agitano tutti. Perfino le pulci fanno la tosse: ne nasce un quadro di litigiosità che impegna il sindaco in faticose mediazioni. Da cosa dipende questa convulsione, che vede ogni giorno qualcuno uscire dalla maggioranza, dichiararsi indipendente e magari sperare che i giornali si occupino di lui? (Quanti italiani conoscevano Boselli prima della crisi di governo?) Forse dalla mancanza di ideali? La fine delle ideologie, pur procurando qualche beneficio, ha provocato, però, la fine degli ideali, per cui la politica aveva un valore. Dove sono finiti gli sforzi fatti da tutti coloro che hanno animato il “Percorso” e curato la svolta che ha tentato di “nobilitare” la politica dopo gli anni bui di Tangentopoli, facendo avvicinare anche buona parte della società civile, che però alla fine è stata dimenticata e si è isolata? Possibile che i “partiti” (o alcuni uomini dei partiti, i “Signor Nessuno”) a Roma come a Molfetta non sappiano fare altro che litigare, facendo precipitare la loro immagine fra la gente, che poi, disgustata, diserta le urne? Possibile che dopo tanti segnali di disaffezione, non si cambi ancora rotta? Enzo Biagi ricordava recentemente che in una chiesa protestante di New York un pastore ha fatto affiggere una frase di Bettino Craxi letta sul New York Times: “Non ci sono più ideali, facciamo semplicemente i nostri interessi”. E’ questa la svolta del Duemila? Dobbiamo prepararci al ritorno di un latitante, magari accolto con tutti gli onori come un esule e pronto a insediarsi a Palazzo Chigi per risolvere tutti i problemi? Noi italiani abbiamo sempre bisogno di un “uomo della Provvidenza”? No, non possiamo rassegnarci a questa idea, anche se siamo costretti a turarci il naso sempre più spesso, sperando che, malgrado tutto, si continui a lavorare perché la città rinasca con l’approvazione del Piano regolatore e il rilancio delle attività imprenditoriali con la nuova zona industriale (foto), dopo la paralisi economica e produttiva provocata dall’edilizia, che ha ucciso ogni iniziativa a Molfetta. Nell’ultimo editoriale esponevamo la differenza fra “gruppo” e “comunità”, sottolineando come il primo sia prevalso sulla seconda, oggi vorremmo ricordare al sindaco quello che diceva lo scrittore francese, premio Nobel, Anatole France: “Per compiere grandi passi, non dobbiamo solo agire, ma anche sognare, non solo pianificare, ma anche credere”. Quindici compie cinque anni Il nostro giornale è arrivato al traguardo dei cinque anni con grandi sforzi, con grandi sacrifici personali ed economici, Quindici è riuscito ad imporsi nella città e a fare opinione. L’obiettivo di “smuovere l’aria” (il nostro simbolo è il ventilatore) è stato raggiunto, malgrado continui e perduranti attacchi e calunnie. “De minimis non curat praetor”, dicevano saggiamente i latini e un proverbio viennese ricorda che ci sono certe cose e certi personaggi che non si devono “neanche ignorare”, perché già ignorarli è troppo, presuppone una loro consistenza che invece essi non hanno. Noi andiamo avanti per la nostra strada. Quest’anno abbiamo voluto ringraziare i lettori, i cittadini di Molfetta e gli inserzionisti pubblicitari per la fiducia e il consenso che ci danno, attraverso un manifesto affisso in città (che riproduciamo nella pagina accanto). Qui desidero ringraziare anche tutti i redattori e i collaboratori di “Quindici” che con grandi sacrifici (ogni numero costa grande fatica e impegno) hanno reso e rendono possibile la realizzazione di questo giornale, che anche nel nuovo millennio continuerà ad informare i lettori sempre nello spirito della libertà e della verità che ci contraddistingue. Grazie, Buon Natale e 2000 auguri per il nuovo anno. QUINDICI - 15.12.1999
Felice de Sanctis
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