Identità perduta cercasi
15/01/1999 15.36.00
Avevamo chiuso l’editoriale del numero di dicembre con la speranza che il ‘99 portasse nuovi posti di lavoro. Apriamo il nuovo anno commentando due notizie, una positiva e l’altra, ahimé, negativa. Quella positiva riguarda il progetto dell’amministrazione comunale per la formazione professionale di tecnici specializzati nel settore della meccanica, che da qualche anno, come il nostro giornale ha più volte sottolineato, è in fase di crescita. E’ con un po’ di soddisfazione che abbiamo accolto la notizia perché è stato merito di “Quindici” se si è arrivati a questo risultato, che è in pratica la naturale conseguenza di tutti i nostri interventi in materia e soprattutto del “forum” organizzato dal nostro giornale. Abbiamo messo attorno ad un tavolo operatori economici del settore, amministratori comunali, mondo della scuola e responsabili dell’Associazione degli industriali, con l’obiettivo di favorire il confronto e l’incontro fra le parti in causa e sollecitare la realizzazione di questi corsi di formazione professionale, in un settore che, pur offrendo posti di lavoro, non riesce a trovare personale qualificato. Non ci aspettavamo uno sviluppo così rapido: è certamente merito non solo del sindaco Minervini, ma anche degli assessori Mancini (attività produttive) e Sasso (trasparenza e formazione). Noi per la nostra parte abbiamo dimostrato come il ruolo dell’informazione di qualità possa andare anche oltre la pubblicazione delle semplici notizie, contribuendo allo sviluppo del territorio e continueremo su questa strada, anche grazie all’incoraggiamento che ci viene dagli stessi operatori economici. L’altra notizia purtroppo si riferisce a due situazioni lavorative a rischio: i lavoratori “socialmente utili” (Lsu) e i dipendenti della Standa. Questi ultimi, con il nuovo passaggio di proprietà, temono che la chiusura dei magazzini, già in atto in questi giorni attraverso una svendita di tutti i prodotti, possa determinare il loro licenziamento o quantomeno la cassa integrazione o la mobilità. In questo caso, trattandosi di un’azienda privata, l’amministrazione comunale non può fare granché al di fuori della solita mediazione con i datori di lavoro. L’altro caso riguarda, come abbiamo detto, un gruppo di persone che hanno svolto lavori socialmente utili e, al termine di questo periodo di occupazione temporanea, chiedono di essere reinseriti nel circuito lavorativo, magari attraverso la nuova formula dei lavori di pubblica utilità (Lpu). L’amministrazione comunale che ha provveduto a ricollocare i primi 100 lavoratori iniziali (la cosiddetta “platea”), ora ha difficoltà a inserire anche gli altri. Quale commento fare a questa situazione? Che l’assistenzialismo è duro a morire in un Mezzogiorno che pure sta offrendo un’immagine diversa di sé, anche a Molfetta, come dimostrano le iniziative sorte in questi anni e stanno ancora venendo fuori. Ma c’è chi crede che occorra continuare con le vecchie logiche, magari moltiplicando i posti statali o impiegando la gente in lavori “socialmente inutili” per giustificare una retribuzione. Cosa resta, poi, al termine di questo periodo lavorativo? Nulla, né soldi, né professionalità in un lavoro fatto per passare il tempo. Non è questa la strada. E ci dispiace a che a cavalcare la tigre della protesta dei disoccupati siano sempre gli esponenti di “Rifondazione comunista” che, rimasti orfani dei posti in consiglio comunale e in giunta, dopo la loro scissione interna, ora cercando di mobilitare la piazza, come 50 anni fa: ma questo è veterocomunismo, che non costruisce nulla. In questo numero di Quindici pubblichiamo due interventi di esponenti del partito di Bertinotti, dai quali sostanzialmente emerge il rancore verso i vecchi compagni e pur rifiutando “riconoscimenti e visibilità (roba da accattoni)”, chiedono “il rispetto degli accordi elettorali”, rivendicano il merito di aver contribuito in buona parte alla realizzazione del programma del sindaco Minervini, ma poi chiedono “cambiamenti sostanziali ai contenuti e ai metodi della maggioranza”. I rifondatori evitano di attaccare il sindaco direttamente, ma criticano il fatto che continui a governare con i loro ex compagni. Ma quali proposte vengono dal Prc? Nessuna, in concreto, al di fuori del solito politichese. Qui sta l’errore di fondo: non si possono scaricare i problemi interni a un partito sull’intera comunità, comportandosi come i peggiori democristiani della prima repubblica. Se Rifondazione crede ancora alla svolta che c’è stata in questa città, deve continuare a sostenere questa maggioranza, anche fuori della stanza dei bottoni, altrimenti genera il sospetto, respinto a parole, di mirare alle poltrone. Una richiesta peraltro assurda, visto che la scissione è stata posteriore alla formazione della giunta comunale. E se Rifondazione si fosse scissa in tre parti, ognuna di loro avrebbe avuto diritto a pretendere una collocazione? Stimiamo troppo gli esponenti di quel partito (un po’ meno Bertinotti, col quale abbiamo avuto uno scontro, rimproverandogli arroganza e poca democrazia nei confronti della stampa) per credere che si possa sciupare un risultato elettorale storico, per “beghe di bottega”. Abbiamo l’impressione che vadano alla ricerca di un’identità perduta. Ma la gente che li ha premiati con il risultato elettorale rischia di non capire. Tornando al lavoro, occorre dire che, al di là degli episodi contingenti, non si può pensare di risolvere il problema (e non basta) con l’avvio della zona artigianale di quella industriale (quando diventerà realmente operativa). Occorre attivare tutta una serie di iniziative per lo sviluppo, impegnandosi realmente per la loro realizzazione. Parliamo dei patti territoriali, per i quali, purtroppo, Molfetta si è mossa con ritardo e di altri nuovi strumenti operativi. Perché, ad esempio, si è rinunciato alla nuova figura del “city manager”, certamente più in grado di altri di gestire la macchina comunale e di attivare processi di sviluppo nella città? Sul fronte opposto le opposizioni sono sempre più inesistenti. Poi la nascita dell’Udr di Cossiga ha cerato un problema in più: come si devono collocare i neo cossighiani, ex democristiani che a Roma appoggiano il governo di centro sinistra e a Molfetta lo osteggiano? Abbiamo l’impressione che la stessa ex candidato sindaco Annalisa Altomare cerchi casa. Siamo stati testimoni di un affettuoso abbraccio con il sindaco Minervini in occasione della presentazione dei lavori in corso al Preventorio. Che sia un sintomo di riavvicinamento? Gli interessati non hanno voluto commentare. Noi possiamo guardare più in là, in vista delle scadenze elettorali europee e ipotizzare un cambio della guardia? Chissà. E il sen. Azzollini è troppo impegnato negli impegni romani per occuparsi della sua città o sta pensando anch’egli ad un abbraccio? Intanto l’attenzione della città si è spostata sulle scuole, dove per il progetto di riordino è in atto una guerra tra presidi degli istituti superiori che da eventuali accorpamenti, temono di perdere la titolarità della presidenza. E così una questione scolastica è ormai diventata un fatto politico, con la Provincia più che mai incapace di giocare un ruolo efficace e soprattutto al di sopra delle parti, con un presidente che non sarà rimpianto. Eppure pensa addirittura di ricandidarsi. I nostri lettori troveranno in questo numero accanto al prezzo in lire del giornale e degli abbonamenti, anche quello in euro: è un modo di essere moderni e di sottolineare la nostra fiducia nell’Europa (e il nome Quindici è attualissimo anche riferito ai 15 Paesi dell’Unione europea), che per noi gente del Sud può rappresentare una reale occasione di riscatto. Non c’è dubbio il futuro è nell’Europa. Lo credeva anche Gaetano Salvemini quando, in un discorso del 20 aprile 1951, citando Carlo Roselli ricordava le sue parole: “Non esiste altra politica estera: Stati Uniti d’Europa. Il resto è flatus vocis. Il resto è catastrofe”. QUINDICI - 15.1.1999
Felice de Sanctis
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