Arance solo se a misura d’Europa
Le follie della burocrazia europea
05/11/2001 15.18.00
Caro limoncello, addio. Ora per godere il tuo meraviglioso dolcissimo sapore e il tuo inconfondibile profumo, dovremo chiedere l’autorizzazione all’Unione europea. La burocrazia ha colpito anche te: prima ha tentato di raddrizzare le banane, ora prova a standardizzare gli agrumi. Arance, mandarini e limoni dovranno, infatti, uniformarsi ai parametri predisposti dai «cervelloni» di Bruxelles. Saranno sottoposti al test del «colore e della spremuta» e supereranno l’esame solo quelli con un contenuto minimo pari al 25%, ai mandarini è richiesto qualche goccia di succo in più: il 33%, per le arance si può arrivare anche al 35%. Provate a immaginare lo stato d’animo dei nostri agricoltori. Con tutti i problemi che sono costretti ad affrontare per via della siccità e delle altre avversità atmosferiche, ora si trovano a fronteggiare un nemico più tenace: il burocrate che pretende di cambiare la natura. E a chiedersi: chi certificherà la rispondenza delle arance agli standard Ue? E come? Tagliuzzando e spremendo il frutto? «Scarpe grosse e cervello fino», si diceva una volta dei nostri contadini, ma è difficile competere con le «fini intelligenze» europee. Probabilmente i nostri agricoltori dovranno organizzarsi per applicare «protesi» agli alberi e impedire la crescita delle arance oltre i 5,3 centimetri previsti dalla Ue: un po’ come facevano una volta i cinesi con le bambine costrette a indossare scarpette strette che impedivano la crescita dei piedi. Qualcuno una volta definì la burocrazia «incapacità addestrata», oggi siamo all’«idiozia certificata». Facciamoci, dunque, la scorta di limoncello prima che sia troppo tardi. La Gazzetta del Mezzogiorno 1ª pagina - 5.11.2001
Felice de Sanctis
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