Tassare il telefonino? È già rivolta
03/07/1990 10.49.00
Minaccia di diventare l’eroe nazionale, l'artefice del risanamento economico del nostro Paese. Almeno così la pensa il governo, che ha intenzione di tassarlo, per ricavarne entrate... copiose. Dove non sono riuscite le articolate «manovre» dei ministri finanziari, può farcela l’ultimo oggetto del desiderio degli italiani: il telefono portatile, ormai universalmente conosciuto come «cellulare», segreta aspirazione di falsi vip e di tranquille... casalinghe, status symbol dei nostri giorni, materializzazione dell’inutile consumismo e perfino strumento del demonio. Il «cellulare» sta sconvolgendo l'esistenza degli italiani: sono già 320mila i fortunati possessori di questo «giocattolo» da due milioni e passa, mentre ha già superato il milione il numero di coloro che stanno facendo i conti per trovare il modo di entrarne in possesso (magari rinunciando ai pasti). Questa scatola magica ti permette di essere «in», di sentirti padrone dell’universo: puoi telefonare perfino in... Alaska. Ci penserà poi la bolletta della Sip a gelarti. Ormai il suo trillo accompagna la nostra vita quotidiana, ma arriva all’improvviso: al ristorante, a teatro, in tram e buon ultimo al supermercato (è qui che colpiscono le casalinghe). Contro l’invadente oggetto si è scomodato finanche il vescovo di Lecce, mons. Cosmo Francesco Ruppi, che l’ha definito «sfoggio inutile», «stupida moda», «sciocco trastullo», «strumento di cattiveria ed egoismo». Chi non può acquistarlo si sente emarginato? Neanche per sogno: sono già in circolazione le imitazioni da appena 15mila lire Lo scorso anno ne sotto stati venduti, oltre 20mila. In pratica ogni 100 apparecchi funzionanti ce ne sono in giro almeno sei fasulli. E per accontentare tutti gli squattrinati è scesa in campo anche la Postal Market, che lo ha inserito nel suo catalogo di vendite per corrispondenza con una bella dicitura: «Il finto telefono per auto che fa vero manager». Ma ora sui "cellulari" è caduto l’occhio implacabile del fisco, che vuol tassarne i possessori per... risanare la finanza pubblica (lo ha confermato ieri il ministro del bilancio, Cirino Pomicino). Ed è stata subito polemica. Si sono scatenati i parlamentari (a Montecitorio l’oggetto è di casa): non è uno status symbol né un oggetto di lusso, ma semplicemente un moderno strumento di comunicazione. C'è chi non rinuncia al politichese per esprimere dissenso, sostenendo di essere «contrario a nuove tasse che non siano inserite in un quadro razionale nell’ambito di un sistema fiscale». Come dire «il cellulare non si tocca!». E’ un coro di proteste. «Supertassateci l’automobile, la villa al mare, perfino la moglie, ma il cellulare no», dicono i maniaci della telefonia portatile. Ben venga, allora, questo provvedimento se servirà a toglierci dai piedi tutti i «fissati» del cellulare. Gli italiani, si sa, sono disposti a spendere il patrimonio in oggetti inutili, non però a scucire una lira per le tasse. Ma ci sarà chi non si rassegnerà: tanto c’è sempre un condono fiscale in vista.
Felice de Sanctis - La Gazzetta del Mezzogiorno
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