Sme, ombrello rotto
02/08/1993 12.36.00
FELICE DE SANCTIS Quattordici anni, tra crisi e speranze, alla ricerca di una stabilità monetaria, inseguendo il sogno di una moneta unica per l’Europa. E’ questa in sintesi la storia del Sistema monetario europeo nato nel 1979 con l’obiettivo di un’unica valuta, primo passo verso gli Stati Uniti d’Europa. L’ambizioso progetto fu subito ridimensionato per i contrasti tra i Paesi della Cee e le loro divergenti esigenze economiche. Si decise così di affidargli il compito di favorire la stabilità monetaria fra i Paesi partecipanti. Si creò un sistema a cambi fissi, cioè un ordinamento monetario in cui le banche centrali (che hanno il compito di assicurare la stabilità monetaria di ogni singolo Paese) fissano i limiti minimi e massimi di oscillazione delle monete aderenti al sistema, garantendo il rispetto delle variazioni di cambio con opportuni interventi correttivi sul mercato. In pratica fluttuano liberamente all’interno del sistema, ma congiuntamente nei confronti delle monete esterne. In pratica esiste una specie di ombrello protettivo. L’intervento correttivo (una svalutazione o una, rivalutazione) avviene quando si raggiunge una determinata soglia di divergenza tra le monete del sistema. A ogni valuta, infatti, è permesso uno scarto istantaneo massimo rispetto all’altra del 2,25%. Solo in casi eccezionali (come è avvenuto alla lira in passato e avviene ora per la sterlina inglese, la peseta spagnola e l’escudo portoghese) è consentita una banda di oscillazione più ampia: il 6%. Lo Sme, in realtà, costruito attorno al marco come perno centrale, si è rivelato un’ illusione. Lo confermano le varie crisi che esso ha attraversato nel corso degli anni. C’è stato un primo rodaggio, durato quattro anni, con ben sette riallineamenti. Poi gli «aggiustamenti» sono diventati meno frequenti. Nel ‘90 il Sistema vive il suo momento migliore: l’Italia, diventa «adulta», entra fra i Paesi forti passando dalla banda di oscillazione del 6% a quella del 2,25% e la sterlina fa il suo timido ingresso collocandosi nella «banda larga». Dopo l’inserimento della peseta e dell’escudo, il Sistema sembra aver raggiunto la piena maturità. Invece è l’inizio della crisi. Prima il voto danese contro il Trattato di Maastricht, che doveva sancire la nascita della moneta unica. Poi la bufera sulla lira, presa di mira dagli speculatori, e la sua ostinata quanto inutile difesa a prezzo del dissanguamento delle nostre riserve valutarie. Infine l’inevitabile svalutazione della nostra moneta. A dominare la scena resta solo il dio marco, egoista ed incurante del suo ruolo originario di stabilizzatore del sistema. Lo Sme paga il prezzo di un sistema basato su una moneta guida (il marco). Il crollo del muro di Berlino ha fatto franare anche le speranze di un’Europa unita dove Francia e Germania da alleate sono diventate concorrenti. La crisi da tecnica si è trasformata in politica. Lo Sme sopravviverà ancora, ma la sua sorte è ormai segnata dalla storia e da deleteri, ma ormai preponderanti interessi nazionalistici. La Gazzetta del Mezzogiorno - 1ª pagina - 2.8.1993
Felice de Sanctis
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