Il prof. Veneto: non si può licenziare un dipendente per una e-mail
27/10/2006 18.42.00
Si può essere licenziati anche per una e-mail che critica il capo? Negli Stati Uniti sì, in Italia è un po’ diverso. È accaduto a Laura, un’impiegata americana che aveva inviato dal suo ufficio una e-mail ad un’amica nella quale affermava: «Il mio capo è un idiota. Si è comportato in modo arrogante tutta la settimana». Per sua sfortuna il messaggio è stato letto dall’interessato mentre monitorava la posta elettronica dei suoi dipendenti, e ha licenziato in tronco la ragazza. Sembra che questo non sia l’unico caso del genere negli Usa dove, dopo l’11 settembre, esiste una fobia da terrorismo che si è concretizzata anche in una legge federale la «Patriot Act» che permette, tra l’altro, ai datori di lavoro di monitorare ogni attività dei loro impiegati in Internet. La legge, tra l’altro, offre alla Cia e all’Fbi il totale accesso ad informazioni private, malgrado le proteste delle organizzazioni per le libertà e i diritti civili. In Italia potrebbe accadere una cosa del genere? È giusto licenziare una dipendente perché esprime una propria opinione privatamente ad un’amica? Che tipo di tutela esiste in questi casi? Abbiamo girato questi e altri interrogativi al prof. Gaetano Veneto (foto), avvocato e titolare della Cattedra di Diritto del Lavoro alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari. «Se partiamo dal presupposto che il dipendente usi strumenti aziendali durante l’orario di lavoro - afferma Veneto - il licenziamento potrebbe essere giusto, anche se occorre conoscere bene la vicenda, riportata sinteticamente da un quotidiano. Si badi bene, la cosa vale sia nel caso in cui l’impiegato pronunci delle affermazioni critiche sia nel caso faccia anche degli elogi del suo datore di lavoro. Il comportamento scorretto va ravvisato solo nell’uso a fini personali di strumenti aziendali e del tempo che dovrebbe essere dedicato al lavoro, perché telefonate o messaggi di posta elettronica non rientrano fra le mansioni del lavoratore». Ma nel caso specifico il comportamento del dirigente non è violazione della privacy? E la misura del licenziamento non le sembra eccessiva per avere espresso un’opinione? «Fatta la precedente premessa, occorre aggiungere che lo spionaggio è idiota, è contro lo Statuto dei lavoratori e contro la privacy. Tra l’altro non si potrebbe licenziare per una semplice e-mail, altrimenti si farebbe terrorismo ideologico. Al massimo si potrebbe arrivare ad un rimprovero scritto o a una multa. Purtroppo nel clima americano la flessibilità è diventata precarietà e l’Italia rischia di andare dietro a questi modelli cancellando decenni di civiltà giuridica. Tra l’altro la libertà di espressione è il "lievito della democrazia". In Italia una decisione del genere sarebbe impensabile per il contenuto e il metodo. Non si può licenziare un dipendente perché si è spiata una sua e-mail. In questo caso il dirigente si rivela doppiamente idiota. Paradossalmente andrebbe licenziato lui e premiato il lavoratore che ha permesso all’azienda di liberarsi di un idiota. Ricordo che alcuni anni fa il famoso settimanale Usa "Time" uscì con una copertina che ritraeva un caposquadra con l’ovalino della Ford che diceva: indosso questa tuta per otto ore al giorno, se poi mi chiedono di lavorare, mi paghino a parte. Questo episodio dà l’idea della condizione del lavoratore subordinato. Per fortuna in Italia episodi come quello Usa non possono verificarsi e il lavoratore licenziato in queste condizioni, avrebbe la meglio in giudizio».
Felice de Sanctis
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