Arriva l'euro, addio ai miliardari
04/03/2002 12.32.00
Ricordate il ritornello di quella vecchia canzone: «Se potessi avere mille lire al mese»? Quella somma rappresentava la ricchezza di un impiegato degli anni Trenta. Ma a fine Ottocento gli emigranti cantavano «Mamma, dammi cento lire che in America voglio andar». E la fanciulla sognava quella somma per andare nel Nuovo Mondo, in cerca di lavoro e soldi. Cento lire, col tempo, sarebbero diventate soltanto una monetina per comprare le caramelle, altro che viaggio negli States. Poi fu la volta del simpatico Signor Bonaventura con il suo «Milione», massima aspirazione degli anni Cinquanta. Ma il supremo cantore della nostra lira e l’interprete dell’aspirazione nazionale a diventare miliardari resta il buon Totò: nella «Banda degli onesti» fabbrica decine di bigliettoni per illudersi di poter diventare milionario con una piccola tipografia. Un giornalista, Massimo Della Pergola, nel dopoguerra inventa la Sisal (antesignana del Totocalcio) per regalare milioni. Anche la Sofia nazionale lancia un inno alla ricchezza: «soldi, soldi, soldi». Il tempo e l’inflazione, fanno diventare sempre più piccina la liretta: negli anni Settanta per essere milionari occorrono molti bigliettoni. Anzi milionari lo sono un po’ tutti. I veri ricchi sono i «miliardari». Così fioriscono le classifiche di supernababbi, che la gente legge con avidità e sogna... Già Flaubert aveva stilato una classifica per il denaro: i ministri lo chiamano indennità; i notai, emolumento; i medici, onorario; gli impiegati, stipendio; gli operai, salario; i domestici, paga. A rilanciare i sogni, per aspirare a diventare tanti piccoli Agnelli o Berlusconi, hanno contribuito la tv, con la lotteria di Capodanno, e il Superenalotto, regalando miliardi alle casalinghe. Ma quando la gente si è abituata a ragionare in termini di miliardi, associando questo termine alla ricchezza, ecco che arriva l’euro a sconvolgere anche il vocabolario, rispolverando quel milione dimenticato. E sì, perché con gli euro non si potrà parlare tanto facilmente di miliardari: i miliardi di euro saranno una cifra imponente. Sarà sufficiente possedere milioni di euro per essere «miliardari». Chissà come si sentiranno gli ex «miliardari» ad essere declassati a «milionari». Per non demoralizzarsi, potranno ricordare ciò che diceva il vecchio Paul Getty, che di miliardi se ne intendeva: «Se riesci a contare i tuoi soldi, non hai un miliardo di dollari». E loro, i super ricchi, i soldi non sono mai riusciti a contarli. A differenza dei poveracci, che li contano ogni giorno.
Felice de Sanctis - La Gazzetta del Mezzogiorno
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