Cicale, la festa è finita
25/11/1990 1.25.00
L’inflazione ha ripreso a salire, mentre all’orizzonte dell’economia italiana si affaccia lo spettro della recessione. Lo confermano due indicatori economici: l’aumento dei prezzi nelle città-campione, che fa salire l’indice tendenziale annuo al 6,6 per cento, e la crescita delle retribuzioni (+9% a settembre rispetto allo stesso periodo dell’89, in pratica più dell’inflazione, che, alla stessa data, era del 63%). L’incremento, secondo l’Istat, è stato dello 0,5% rispetto ad agosto, ed è dovuto soprattutto agli acconti e al pagamento degli arretrati sui miglioramenti di stipendio per i contratti del pubblico impiego. Questi, infatti, guidano la graduatoria degli aumenti con il 14,8%, seguiti dal settore «credito e assicurazione» con l’11,1% e dall'«industria» col 6,9%. A spingere in su l’inflazione, oltre alla corsa ai consumi degli italiani, sempre più cicale e sempre meno formiche, è soprattutto la perdita di competitività delle nostre imprese, che provoca un aumento dei costi interni, superiore a quello degli altri Paesi. A ciò si aggiunge una forte riduzione degli investimenti. A fine anno la produzione italiana sarà cresciuta solo dello 0,5-0,6 per cento contro il 4% dell’89 e il 7% dell’88. Ma accanto alla corsa dei prezzi, si intravedono i contorni della recessione (già evidente negli Stati Uniti), cioè un rallentamento della crescita economica e produttiva, dopo otto anni di espansione continua, col pericolo di una combinazione dei due fattori: risultato, la «stagflazione» che ha funestato l’Italia fino all’83. La «festa è finita», come ha detto l'«Avvocato» anche in Italia. Ci attendono tempi di vacche magre. La tendenza è internazionale: lo confermano la fine del reaganismo prima e del thatcherismo dopo. Quali le cure possibili? Un rialzo dei tassi di interesse. Ma questo comporterebbe un rincaro del denaro, che danneggerebbe le imprese e farebbe aumentare la spesa pubblica a causa dei più alti interessi da pagare sui titoli di Stato. E allora? Non resterebbe che la politica dei redditi, che porrebbe il freno alla rincorsa salariale, ma a patto di un efficace recupero dell’evasione fiscale. Oppure... Oppure, chissà. Nel frattempo, ogni italiano farebbe bene a praticare la politica della... nonna: stringere la cinghia. Almeno un po’. Ma chi ci crede!? La Gazzetta del Mezzogiorno - 1ª - 25.11.1990
Felice de Sanctis
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