Serve più mercato ma piano con i rincari
Dalla finta liberalizzazione all’oligopolio
04/04/2001 11.05.00
FELICE DE SANCTIS Quando il nostro Paese riuscirà a ottenere una reale concorrenza sul mercato, potrà considerarsi «normale» come auspicava qualcuno. Ma nostra economia oscilla tra consolidati monopoli, appena appena mascherati da una parziale privatizzazione (vedi Enel per tutti) e una serie di oligopoli che si accordano fra loro imponendo al mercato i loro prezzi. E' questo il caso delle assicurazioni e in particolare della Rc auto. Non è un caso che le compagnie siano state pesantemente multate dall’Antitrust (l'organismo che vigila sulla concorrenza) con una sanzione da 700 miliardi per aver creato un «cartello» (accordo sui prezzi) che ha imposto le proprie tariffe. Poi costrette dal governo a un forzato calmiere, per evitare la lievitazione dei prezzi e quindi dell’inflazione, le compagnie hanno morso il freno per circa un anno, ma ora, scaduto il termine del blocco-tariffe, chiedono aumenti. Fin qui nulla quaestio. Se c’è stato un blocco, è comprensibile che una volta finito, le tariffe vengano adeguate. Ma all’inflazione, cioè all’1,7%. E non si pretendano, invece, rincari che arri vano fino al 30° Di qui nasce tutta la «guerra» tra governo e consumatori da una parte e assicurazioni dall’altra, col rischio che dal calmiere si arrivi alla giungla tariffaria. Il ministro dell’industria, Letta, sta cercando di trovare una soluzione al problema, evitando che sui consumatori ricada una pesante mannaia. Dal canto loro le associazioni consumeristiche chiedono il rinnovo del blocco per due anni e sono pronte a ricorrere perfino alla Corte Costituzionale per vedere riconosciuti i loro diritti. L’Adusbef - che accusa l’Isvap di non esercitare reali poteri di vigilanza sulle compagnie - addirittura chiede una diminuzione dell’11%. Come fanno a quantificare tale percentuale? Il conto è presto fatto: «con gli ultimi provvedimenti sul danno biologico le compagnie hanno risparmiato 3.200 miliardi, la raccolta premi Rc è di 26mila miliardi, secondo questi calcoli è possibile una diminuzione dell’11 %». Facciamo un esempio: fino ad oggi 2 punti di invalidità venivano risarciti con una media di 4 milioni, da domani il risarcimento sarà pari ad una media di 2,5 milioni e così a crescere, con risparmi per le compagnie sempre pari al 30%. Sarebbe questo il «tangibile aiutino» alle compagnie offerto dal governo, «sottraendo circa 3mila miliardi l’anno ai danneggiati». Per anni le compagnie sono state un settore privilegiato hanno potuto fare liberamente tutti gli aumenti tariffari e gli assicurati non hanno saputo nulla, né potuto fare nulla. L’impiegata sorridente faceva firmare loro moduli prestampati che nessuno leggeva e l’aumento scattava «delicatamente» un tantino a rinnovo, così mitridatizzato da sembrare innocuo. Poi, magari, al momento dell’incidente si scopriva che qualche parte del danno non veniva risarcita o che c’era la franchigia e così via. Oggi è l'ora della trasparenza. E, speriamo, del mercato, contro la finta liberalizzazione. Ma con la corsa agli aumenti andiamoci piano. L’auto ci costa già troppo, deve restare un mezzo di trasporto, non diventare un lusso. La Gazzetta del Mezzogiorno - economia e finanza 4.4.2001
Felice de Sanctis
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