Morto che paga (85mila al medico)
Le assurdità di un’imposta
31/07/1993 14.22.00
Ricordate il famoso film di Totò «Morto che parla»? (foto). Se il grande comico napoletano fosse ancora in vita, forse, l’avrebbe aggiornato girando «Morto che paga». A suggerirgli la variante ci avrebbe pensato il ministero della Sanità, che tra ticket e balzelli vari, ha inventato anche la tassa per il medico di famiglia: 85mila lire da pagare entro il 31 agosto. A questa imposta non sfuggirà nessuno. Nemmeno i morti. Deve essere versata anche «per i soggetti deceduti dopo il 31 dicembre 1992 - precisa una nota ministeriale (uno dei mostri burocratici che resistono nel nostro Paese) - perchè per l’identificazione del nucleo familiare si deve far riferimento alla data del 31 dicembre ‘92». Una volta si diceva: «A morire e a pagare c’è sempre tempo». Ora questo detto popolare andrebbe rivisto: «Prima muori e poi paga». Nell’aldilà. Insomma, non si può più morire tranquilli. Addio, pace eterna. Attenzione, però. Prima di lasciare questa valle di lacrime assicuratevi di aver pagato tutte le tasse entro le scadenze fissate, evitando così fastidiosi lasciti agli eredi. Non sarebbe male, anzi, essere più previdenti: sottoscrivete anche una polizza contro eventuali tasse... future. Viene il sospetto che, con tali trovate, qualcuno lavori per Bossi. La stessa sensazione l’ha avuta l’on. Giovannardi (Dc) che ha rivolto un'interpellanza urgente al ministro della Sanità per conoscere «se si tratta di uno scherzo di cattivo gusto, o di una provocazione, o di un episodio di ordinaria follia burocratica o se qualcuno al ministero è nel libro paga dell’ufficio propaganda dell’on. Bossi». Nessun problema, in vece, per chi nasce: «Per tutti i bambini nati nel 1993 - precisa la solita nota - non è dovuto il pagamento della quota fissa». Per loro, evidentemente, stanno studiando qualche altro marchingegno. Del resto, con l’ultimo 740, non ci hanno imposto anche il codice fiscale per i neonati? La fantasia del fisco non conosce limiti. La civiltà di un popolo si misura dal sistema fiscale e da quello sanitario: così recitava lo slogan promozionale delle Usl, assicurando assistenza «dalla culla alla tomba». E ora anche all’oltretomba. La Gazzetta del Mezzogiorno - 1ª pag. - 31.7.1993
Felice de Sanctis
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