Fazio verso l'addio, gli succederà un pugliese?
In pole position il barlettano De Sario
12/08/2005 9.03.00
Dopo le rivelazioni dei verbali degli ispettori della Banca d’Italia che si dichiarano contrari a concedere l’autorizzazione all’offerta pubblica di acquisto della Popolare di Lodi sulle azioni Antonveneta a causa del rischio di un buco macroscopico da 1,5 a 2 miliardi di euro, la posizione di Antonio Fazio (foto) appare più compromessa: lo stesso governatore, infatti, impose il via libera alla scalata di Fiorani. Certo, chi conosce il «mastino» di palazzo Koch, non riesce ad immaginare anche lontanamente la possibilità di sue volontarie dimissioni. La situazione, però, sta precipitando e forse non basteranno le grandi capacità di incassatore di Fazio a mettere a tacere il gran rumore mediatico e le censure politiche che da sinistra, ma anche da destra, stanno piovendo su di lui. E lo scandalo dell’intercettazione delle imbarazzanti telefonate, in cui è rimasta coinvolta anche la moglie di Fazio, Maria Cristina, si configura già come un vero e proprio «Faziogate». Certamente verrà individuata una via diplomatica che permetterà un’uscita di scena soft, magari con la compensazione di qualche prestigioso incarico come la presidenza della Bri (Banca dei Regolamenti internazionali) di Basilea, che lascerebbe una visibilità internazionale al governatore. Insomma, l’onore delle armi per lo sfratto all’inquilino di via Nazionale, che era riuscito anche a vincere il braccio di ferro con il suo avversario più duro, quel ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, costretto alle dimissioni, ma poi, uscito dalla finestra, rientrato dal portone principale più forte di prima con la carica di vice presidente del Consiglio. (Nella foto, Fazio a destra con Fiorani e Gnutti). Occorreranno certo grandi sforzi di fantasia e azioni bipartisan per preparare l’uscita soft e ancor più la nomina del successore, anche perché la partita sarà, in realtà, tripartisan per il ruolo che sicuramente giocherà il presidente della Repubblica, Ciampi, il quale, memore del suo passato a Bankitalia, tiene molto a quest’istituzione. La Puglia in questo scenario gioca un ruolo di primo piano perché, nella partita della successione, ha in campo tre protagonisti: Paolo Laterza, esponente della famosa famiglia di editori baresi, che è un componente «storico» del Consiglio superiore della Banca d’Italia, l’organo deputato alla nomina del nuovo governatore; l’altra figura principale è il barlettano Vincenzo Desario, attuale direttore generale, uno dei papabili e infine il molfettese Antonio Finocchiaro, attuale vice che potrebbe aspirare ad una promozione a direttore. In questo scenario, non mancano altri candidati autorevoli, quali l’economista Alberto Quadrio Curzio, gradito a Berlusconi, oltre a Tommaso Padoa-Schioppa, Pierluigi Ciocca, Mario Draghi e perfino Mario Monti. La candidatura di Desario, però, appare quella più forte, sia per la lunga esperienza in Bankitalia, sia perché è considerato un Fazio più mite e duttile, soprattutto senza tante pretese. A favore del barlettano giocherebbe anche il fatto di non avere tante ambizioni, avendo già superato l’età (oggi ha 72 anni) e chiesto più volte di andare in pensione. Insomma, Desario sarebbe l’uomo giusto per fare da traghettatore in una situazione difficile, soprattutto per la vicinanza delle elezioni politiche del 2006. Una soluzione tampone che riuscirebbe a mettere d’accordo tutti e permetterebbe alla Banca d’Italia di tirare il fiato dopo l’incalzare degli ultimi avvenimenti. A Desario si oppone, però, il sindacato dei bancari Fabi che dice no «a un’autoriforma pasticciata» e vuole un effettivo rilancio dell’istituzione. Pur apprezzandone l’indiscutibile professionalità, il sindacato ritiene che per la sua età, Desario non sarebbe la persona adatta a realizzare la riforma, perché «lo escluderebbe di fatto anche dinanzi ad un’autoriforma dell’istituto con scadenza a termine del mandato del governatore». Ma l’esperienza e la capacità professionale di un uomo come Vincenzo Desario potrebbero essere utili in questo momento sia sul piano tecnico, sia su quello politico per garantire una stabilità a via Nazionale, senza rischiose rivoluzioni che oggi potrebbero compromettere l’immagine della Banca d’Italia. Questa ipotesi favorisce anche la candidatura dell’altro pugliese Antonio Finocchiaro (fratello del defunto Beniamino, ex sindaco socialista e parlamentare molfettese) che ha dimostrato anch’egli grande competenza ed equilibrio: gode la fiducia di entrambi gli schieramenti politici ed è l’uomo del direttorio che negli ultimi 12 anni ha tenuto i rapporti con i dipendenti e conosce bene l’apparato. Desario-Finocchiaro, perciò, potrebbe rivelarsi un binomio vincente tutto pugliese, con Paolo Laterza in cabina di regia. I due sono in pole position, ma i giochi politici, come la Formula 1, sono imprevedibili e a settembre la partita si giocherà direttamente sul campo e potrebbe riservare molte sorprese. La Gazzetta del Mezzogiorno - 12.8.2005
Felice de Sanctis
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